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mercoledì 11 maggio 2016

L'ASSEMBLEA CONDOMINIALE E LE SUE ATTRIBUZIONI










LA COSTITUZIONE DELL'ASSEMBLEA CONDOMINIALE E 
L'APPROVAZIONE DELLE DELIBERE ASSEMBLEARI 

Ai sensi dell'art. 1136 c.c., nella formulazione previgente la riforma introdotta con la legge n.220 del 2012, l'assemblea era regolarmente costituita in prima convocazione con la partecipazione di almeno i 2/3 dei condomini, a propria volta rappresentativi dei 2/3 del valore millesimale dell'intero edificio, mentre erano ritenute valide le delibere approvate dalla maggioranza degli intervenuti in assemblea (50% +1) a propria volta rappresentativi di almeno il 50% del valore dell'intero edificio.
In seconda convocazione l'art. 1136 c.c. non prevedeva un quorum costitutivo, mentre le delibere erano ritenute valide se riportavano il voto favorevole di almeno 1/3 dei partecipanti al condominio ed almeno 1/3 del valore millesmale dell'intero edificio.

Con la legge di riforma del condominio n.220/2012 l'assemblea è regolarmente costituita:

IN PRIMA CONVOCAZIONE con la presenza della maggioranza dei dei condomini (50%+1) a loro volta rappresentativi dei 2/3 del valore millesimale dell'intero edificio.
 
IN SECONDA CONVOCAZIONE con la presenza di almeno 1/3 dei partecipanti al condominio, a loro volta rappresentativi di almeno 1/3 del valore millesimale dell'intero edificio.

Le delibere assembleari sono valide:

IN PRIMA CONVOCAZIONE  se riportano il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti in assemblea a loro volta rappresentativi di almeno 500 millesimi dell'intero edificio.

IN SECONDA CONVOCAZIONE se riportano il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti in assemblea a loro volta rappresentativi di almeno 1/3 del valore millesimale dell'intero edificio.
 

Di seguito si riporta il testo dell'art.1136 c.c. nell'attuale formulazione:
[I]. L'assemblea in prima convocazione è regolarmente costituita con l'intervento di tanti condomini che rappresentino i due terzi del valore dell'intero edificio e la maggioranza dei partecipanti al condominio.
[II]. Sono valide le deliberazioni approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell'edificio.
[III]. Se l'assemblea in prima convocazione non può deliberare per mancanza di numero legale, l'assemblea in seconda convocazione delibera in un giorno successivo a quello della prima e, in ogni caso, non oltre dieci giorni dalla medesima. L'assemblea in seconda convocazione è regolarmente costituita con l'intervento di tanti condomini che rappresentino almeno un terzo del valore dell'intero edificio e un terzo dei partecipanti al condominio. La deliberazione è valida se approvata dalla maggioranza degli intervenuti con un numero di voti che rappresenti almeno un terzo del valore dell'edificio.
[IV]. Le deliberazioni che concernono la nomina e la revoca dell'amministratore o le liti attive e passive relative a materie che esorbitano dalle attribuzioni dell'amministratore medesimo, le deliberazioni che concernono la ricostruzione dell'edificio o riparazioni straordinarie di notevole entità e le deliberazioni di cui agli articoli 1117-quater, 1120, secondo comma, 1122-ter nonché 1135, terzo comma, devono essere sempre approvate con la maggioranza stabilita dal secondo comma del presente articolo.
[V]. Le deliberazioni di cui all'articolo 1120, primo comma, e all'articolo 1122-bis, terzo comma, devono essere approvate dall'assemblea con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti ed almeno i due terzi del valore dell'edificio.
[VI]. L'assemblea non può deliberare, se non consta che tutti gli aventi diritto sono stati regolarmente convocati.
[VII]. Delle riunioni dell'assemblea si redige processo verbale da trascrivere nel registro tenuto dall'amministratore.

Le attribuzioni dell'assemblea condominiale sono individuate dall'art. 1135 c.c.:
1) nominare / revocare l'amministratore, e provvedere alla determinazione della sua retribuzione;
2) approvare il preventivo di gestione e la ripartizione delle spese tra i condomini;
3) approvare il consuntivo annuale di gestione e determinare come impiegare l'eventuale residuo di gestione;
4) provvedere alle opere di manutenzione straordinaria ed alle innovazioni, costituendo un fondo speciale ad hoc.

L'amministratore di condominio è tenuto a convocare l'assemblea ordinaria entro 180 giorni dalla data di chiusura dell'esercizio annuale per l'approvazione del consuntivo di bilancio e del preventivo di spesa per l'anno successivo.

Le delibere assembleari regolarmente approvate vincolano anche la minoranza dissenziente (art. 1137 comma I c.c.).

Contro le delibere contrarie alla legge ovvero al regolamento di condominio, i condomini assenti, dissenzienti o astenuti possono fare ricorso all'autorità giudiziaria nel termine di decadenza di 30 giorni (art. 2964 c.c.), che decorrono per i dissenzienti e gli astenuti dalla data della delibera, mentre per gli assenti dalla data di comunicazione della delibera (art. 1137 c.c.).
Viceversa l'azione di nullità delle delibere assembleari (cui il condomino può fare ricorso quando l'assemblea ha deliberato al di fuori delle proprie attribuzioni, art. 1135 c.c.) è imprescrittibile e può essere richiesta da ogni condomino in qualsiasi tempo.
Per costante Giurisprudenza sono da considerarsi nulle le delibere adottate dall'assemblea, allorché non siano state rispettate tutte le formalità per la convocazioni dei condomini: quindi, anche l'omessa convocazione di un solo condomino, può avere come conseguenza la nullità delle delibere adottate dall'assemblea.

Quanto alla partecipazione dei condomini in assemblea, con la legge n.220/2012 è divenuta obbligatoria la DELEGA SCRITTA e nei condomini con più di 20 partecipanti il delegato non potrà rappresentare più di 1/5 dei partecipanti al condominio, a loro volta rappresentativi di non oltre 1/5 del valore millesimale dell'intero edificio.

(a cura di Avv. Luca Conti del foro di Trento).

mercoledì 30 marzo 2016

IL TUTORE, IL CURATORE E L'AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO










IL TUTORE, IL CURATORE  E
L'AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO


Il Titolo XII del Libro I del Codice Civile è dedicato alla protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia.
La capacità di agire, che si acquista col raggiungimento della maggiore età, si conserva di regola fino alla morte della persona; tuttavia può accadere che una persona sia impossibilitata in modo permanente o temporaneo a prendersi cura dei propri interessi, ad esempio a causa di una malattia che ne limita la capacità di agire.
Lo scopo del Titolo XI è, dunque, quello di proteggere la persona incapace in tutto o in parte di curare i propri interessi, attraverso l'istituzione di figure ad hoc quali il tuttore, il curatore e l'amministratore di sostegno che assistonto e talvolta si sostituiscono al soggetto tutelato nel compimento di atti di ordinaria e/o di straordinaria amministrazione. 
Se con l'istituzione dell'amministratore di sostegno il beneficiario della tutela non perde la capacità di agire ma viene solo affiancato da una persona che lo assiste nel compimento di determinati atti, con la figura del tutore e del curatore la capacità di agire del soggetto beneficiario viene di gran lunga compressa fino ad essere eliminata nel caso dell'interdizione: 

a) con l'istituzione del tutore il beneficiario perde completamente la capacità di agire e dunque la capacità di compiere autonomamente atti di ordinaria e di straordinaria amministrazione, in quanto ritenuto del tutto inidoneo a curare i propri interessi;
b) con l'istituzione del curatore il beneficiario non perde del tutto la capacità di agire, la conserva solo per il compimento di atti di ordinaria amministrazione, mentre per quelli di straordinaria amministrazione (ad esempio il compimento di atti che possono intaccarne l'assetto patrimoniale) sarà sostituito dal curatore.

Vediamo ora quali sono le norme che si occupano della procedura di interdizione / inabilitazione, e quali sono le persone che possono essere private del tutto o in parte della capacità di agire.


LA FUNZIONE DELL'INTERDIZIONE 
E DELL'INABILITAZIONE
(artt. 414 e 415 c.c.) 

L'art.414 c.c. dispone che possono essere interdetti il maggiore d'età ed il minore emancipato che a causa di un'abituale condizione di infermità mentale sono incapaci di provvedere ai propri interessi.
Per abituale infermità mentale s'intende non solo una patologia cronica mentale accompagnata da manifestazioni demenziali, ma anche uno stato di alterazione psicologica del soggetto inabile che ad un esame obiettivo non sia in grado di ricordare il proprio nome, di dare un valore al denaro e/o che non appaia orientato nello spazio e nel tempo.
Lo stato di abituale infermità mentale deve essere continua o prevalente, non necessariamente inguaribile: altrimenti detto può essere interdetta anche una persona che abbia sprazzi di lucidità accompagnata da uno stato di prevalente infermità mentale.
L'interdetto è, dunque, colui che con sentenza pronunciata dal tribunale viene dichiarato del tutto incapace di provvedere ai propri interessi e per l'effetto privato in toto della capacità di agire.

L'art. 415 c.c. dispone, invece, che possono essere inabilitati i soggetti di maggiore età, il cui stato di infermità mentale non è tanto grave da privarli del tutto della capacità di agire.
Ad esempio, possono essere inabilitate quelle persone che per via di una loro tenedenza alla prodigalità piuttosto che al gioco d'azzardo, piuttosto che all'abuso di alcol o di sostenze stupefacenti espongano se stessi ed i propri famigliari a gravi pregiudizi economici.
L'inabilitato, a differenza dell'interdetto, non perde del tutto la capacità di agire: la perde esclusivamente per il compimento di atti di straordinaria amministrazione. Al pari dell'interdizione, l'inabilitazione deve essere cagionata da una malattia mentale o fisica che presenti i caratteri dell'abitualità e della permanenza ma non la stessa gravità.
La norma individua piuttosto bene i soggetti che possono essere destinatari di una sentenza di inabilitazione: coloro che abitualmente spendono con leggerezza il proprio denaro senza comprenderne il valore, coloro che abusano di alcol e droghe, il cieco, il muto ed il sordo che non abbiano ricevuto un'adeguata educazione alla cura dei propri interessi. 

Ma quali sono i soggetti legittimati a proprorre ricorso al tribunale per l'interdizione o l'inabilitazione di un soggetto che presenti i requisiti di cui agli artt. 414 e 415 c.c.?


LA PROCEDURA DI INTERDIZIONE / INABILITAZIONE
Libro IV Titolo II Capo II c.p.c.
(art.712 e ss. c.p.c.)

A questa domanda rispode l'art. 417 c.c.: possono promuovere ricorso per l'interdizione o l'inabilitazione sia lo stesso beneficiario della protezione, sia il coniuge, il convivente more uxorio (ossia stabilmente convivente con l'interdicendo o l'inabilitando), i parenti entro il quarto grado, gli affini entro il secondo grado, il tutore o il curatore stessi ed il P.M. 

La domanda introduttiva si promuove con ricorso indirizzato al tribunale del luogo dove la persona beneficiaria della protezione ha la propria residenza ovvero il proprio domicilio prevalente (art.712 c.p.c.).
Nel ricorso devono essere esposti gli elementi di fatto e di diritto che giustificano la richiesta di interdizione o di inabilitazione (art. 712 comma II c.p.c.) nonché l'indicazione del coniuge, di tutti i parenti entro il quarto grado, degli affini entro il secondo, del tutore e/o del curatore (se già esistenti).
Il presidente del tribunale ordina la comunicazione del ricorso al P.M. la cui partecipazione è obbligatoria (artt. 70 e 713 c.p.c.). Il ricorso ed il decreto di fissazione d'udienza devono essere comunicati al P.M.,  nonché notificato alla persona dell'interdicendo o dell'inabilitando ed a tutte le altre persone (parenti entro il quarto grado ed affini entro il secondo indicate nel ricorso) che possano fornire utili informazioni al pronunciamento della sentenza.
La fase istruttoria (a forma piuttosto libera e priva di particolari rigidità) è disiplinata dagli artt.714 e 715 c.p.c.: il giudice istruttore nominato dal Presidente del Tribunale con la partecipazione del P.M. sente in udienza la persona del ricorrente e di tutte le altre indicate nel ricorso potendo queste offrire utili elementi per la pronuncia richiesta; il giudice istruttore procede anche all'esame dell'interdicendo o dell'inabilitando, e se questi è impossibilitato a muoversi, giudice e P.M. si recano presso la sua dimora per sentirlo nel luogo dove si trova.
Nel corso della fase istruttoria può essere acquisito materiale probatorio (documentazione medica, cartelle cliniche, etc.) afferente alla patologia di cui soffre l'interdicendo o l'inabilitando e può anche essere diposta una C.T.U. medico legale per accertarne la patologia.
Ai sensi dell'art. 718 c.p.c. il procedimento (che rientra a pieno titolo tra quelli di volontaria giurisdizione) si conclude con una sentenza che accerta e dichiara lo stato di interdizione o di inabilitazione, e nomina il tutore ovvero il curatore. 
La sentenza di interdizione / inabilitazione che ha efficacia erga omnes dal momento della sua pubbliazione deve essere pubblicizzata ai sensi dell'art. 423 c.c.; sebbene sia suscettibile di passare in giudicato, lo diviene solo formalmente ma mai nella sostanza, dal momento che è pronunciata rebus sic stantibus, e pertanto risulta modificabile o revocabile in qualsiasi momento.

La sentenza che pronuncia sulla richiesta di interdizione, accerta e dichiara lo stato di abituale infermità mentale del soggetto tutelato, che viene dichiarato del tutto incapace di provvedere ai propri interessi, ragione per la quale viene nominato un tutore ossia un soggetto che ne cura e ne amministra il patrimonio, ne ha la rappresentnza legale e compie per lui atti di ordinaria e straordinaria amministrazione.

La sentenza che pronuncia sulla richiesta di inabilitazione, accerta e dichiara lo stato di abituale (ma non totale) infermità mentale del soggetto inabilitato, che viene dichiarato parzialmente incapace di provvedere ai propri interessi, ragione per la quale viene nominato un curatore ossia un soggetto che integra la volontà dell'inabilitato, il quale in quanto non privato del tutto della capacità di agire viene affiancato solo nel compimento di atti di straordinaria amministrazione.


L'AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO
(artt. 404 e ss. c.c.)

Dalla figura del tutore e del curatore si distingue quella del amministratore di sostegno disciplinata dagli artt. 404 e ss. c.c. ed introdotta nel nostro ordinamento dalla legge 09 gennaio 2004 n.6 .
Lo scopo dell'istituto del amministratore di sostegno è quello di proteggere ed assistere quelle persone che si trovino nella temporanea impossibilità di curare i propri interessi, ma che non versino in condizioni così gravi da essere interdetti o inabilitati.
Il soggetto beneficario di questa protezione non perde la capacità di agire per quanto riguarda la quotidianità, ma viene affiancato da un amministratore che lo aiuta a curare i propri interessi economici.
Ad identificare correttamente la figura del amminstratore di sostegno è intervenuta la Corte di Cassazione con la sentenza n.13584/2006: amministratore di sostegno è colui che affianca nel compimento di certi atti patrimoniali il soggetto beneficario di protezione che temporaneamente e/o parzialmente non sia in grado di provvedere alla cura dei propri interessi; trattandosi di un mero affiancamento la perdita della capacità di agire è minima.



LA PROCEDURA PER LA NOMINA DEL
AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO
(artt. 405, 406 e 407 c.c.)
 L'art.404 c.c. dispone che la persona, la quale per una menomazione fisica o mentale sia parzialmente e temporaneamente impossibilitata a prendersi cura dei propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno nominato dal giudice tutelare del luogo dove ha residenza o domicilio.

La norma chiarisce subito la distinzione dai diversi istituti dell'interdizione e dell'inabilitazione: nel caso previsto dall'art. 404 c.c. il soggetto beneficario di assistenza deve essere oggetto di una malattia nel corpo o nella mente ma non di tale gravità da pregiudicarne la capacità di agire in modo totale; trattasi infatti di una menomazione che gli impedisca di curare i propri interessi in modo temporaneo e parziale.
La competenza a conoscere il ricorso è il tribunale in persona del giudice tutelare del luogo dove il beneficiario risiede o ha il proprio domicilio.

Chi può promuovere la domanda per la nomina di un amministratore di sostegno? A questa domanda risponde l'art. 406 c.c.

L'art. 406 c.c. dispone che possono promuovere ricorso per la nomina di un amministratore di sostegno lo stesso beneficiario, ovvero il coniuge, il convivente more uxorio, i parenti entro il quarto grado, gli affini entro il secondo, il tutore, il curatore (se già nominati in precedenza) ed il P.M.
Se il ricorso si riferisce ad una persona che in precedenza era già stata interdetta o inabilitata, la domanda di nomina di un amministratore di sostegno deve essere accompagnata dalla richiesta di revoca della precedente interdizione / inabilitazione (art.405 comma III c.c.).
Il giudice investito del ricorso è - come detto - il giudice tutelare che deve provvedere sulla nomina entro 60 gg. dalla richiesta con decreto motivato: questa è un'altra peculiarità dell'istituto dell'amministrazione di sostegno, laddove il procedimento si esaurisce con un decreto anzichè con una sentenza (art. 405 comma I c.c.).   
Nel ricorso devono essere indicati (art. 407 c.c.) le generalità della persona destinataria del provvedimento di sostegno, le motivazioni poste a fondamento della domanda, le generalità del coniuge (se esiste), dei discendenti, degli ascendenti, fratelli e sorelle del beneficario, nonché di altri eventualmente conviventi.
Nel corso del procedimento il Giudice Tutelare sente personalmente il beneficiario e le altre persone indicate dall'art. 406 c.c.; assume ogni informazione utile ed idonea a decidere sul ricorso; nel corso del procedimento è obbligatorio l'intervento del P.M.
Esaurita la fase istruttoria, il giudice provvede sul ricorso con decreto, che lo stesso giudice potrà modificare o revocare ove ne vengano meno i presupposti che lo hanno giustificato (art. 413 c.c.). Il decreto di nomina dovrà indicare le generalità del beneficiario e le generalità dell'amministratore di sostegno, la durata dell'incarico (se a tempo determinato ovvero a tempo indeterminato), l'oggetto dell'incarico, gli atti che il soggetto amministrato dovrà compiere solo con l'assistenza dell'amministratore, ovvero gli atti che l'amministratore potrà compiere in nome e per conto del soggetto amministrato anche in sua assenza.
Resta, infine, da dire che il decreto non passa mai in giudicato ed è modificabile o revocabile in ogni momento; le stesse persone che hanno il potere di promuovere il ricorso introduttivo possono poi chiederne la modifica o la revoca, ovvero chiedere che la figura dell'amministratore sia sostituito da un curatore ovvero da un tutore.
(a cura di Avv. Luca Conti del Foro di Trento) 

 
 
 
 

mercoledì 23 marzo 2016

IL RICORSO PER INGIUNZIONE DI PAGAMENTO DEI CONTRIBUTI CONDOMINIALI







RIFERIMENTI NORMATIVI E FORMULARIO



Art. 633 c.p.c. (condizioni di ammissibilità della domanda)
Su domanda di chi è creditore di una somma liquida di danaro o di una determinata quantità di cose fungibili o di chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile determinata, il giudice competente pronuncia ingiunzione di pagamento o di consegna:
1) se del diritto fatto valere si dà prova scritta;
2) se il credito riguarda onorari per prestazioni giudiziali o stragiudiziali o rimborso di spese fatte da avvocati, procuratori, cancellieri, ufficiali giudiziari o da chiunque altro ha prestato la sua opera in occasione di un processo;
3) se il credito riguarda onorari, diritti o rimborsi spettanti ai notai a norma della loro legge professionale, oppure ad altri esercenti una libera professione o arte, per la quale esiste una tariffa legalmente approvata.
L'ingiunzione può essere pronunciata anche se il diritto dipende da una controprestazione o da una condizione, purché il ricorrente offra elementi atti a far presumere l'adempimento della controprestazione o l'avveramento della condizione.

Art. 641 c.p.c. (accoglimento della domanda)
Se esistono le condizioni previste nell'art. 633 c.p.c., il giudice, con decreto motivato da emettere entro trenta giorni dal deposito del ricorso, ingiunge all'altra parte di pagare la somma o di consegnare la cosa o la quantità di cose chieste o invece di queste la somma di cui all'art. 639 c.p.c. nel termine di quaranta giorni, con l'espresso avvertimento che nello stesso termine può essere fatta opposizione a norma degli articoli seguenti (art. 645 c.p.c.) e che, in mancanza di opposizione, si procederà a esecuzione forzata.
Quando concorrono giusti motivi, il termine può essere ridotto fino a dieci giorni oppure aumentato fino a sessanta. Se l'intimato risiede in uno degli altri Stati dell'Unione europea, il termine è di cinquanta giorni e può essere ridotto fino a venti giorni. Se l'intimato risiede in altri Stati, il termine è di sessanta giorni e, comunque, non può essere inferiore a trenta né superiore a centoventi.
Nel decreto, eccetto per quello emesso sulla base di titoli che hanno già efficacia esecutiva secondo le vigenti disposizioni, il giudice liquida le spese e le competenze e ne ingiunge il pagamento.

Art. 642 c.p.c. (esecuzione provvisoria)
Se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, o su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato, il giudice, su istanza del ricorrente, ingiunge al debitore di pagare o consegnare senza dilazione, autorizzando in mancanza l'esecuzione provvisoria del decreto e fissando il termine ai soli effetti dell'opposizione.
L'esecuzione provvisoria può essere concessa anche se vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, ovvero se il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore, comprovante il diritto fatto valere; il giudice può imporre al ricorrente una cauzione.
In tali casi il giudice può anche autorizzare l'esecuzione senza l'osservanza del termine di cui all'art. 482 c.p.c. 


Art. 63 disp. att. c.c. (riscossione dei contributi condominiali)
Per la riscossione dei contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea, l’amministratore senza bisogno di alcuna autorizzazione di questa, può ottenere un decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo, nonostante opposizione, ed è tenuto a comunicare ai creditori non ancora soddisfatti che lo interpellino i dati dei condomini morosi.
I creditori non possono agire nei confronti degli obbligati in regola coi pagamenti, se non dopo l’escussione degli altri condomini.
In caso di mora nel pagamento dei contributi che si sia protratta per un semestre, l’amministratore può sospendere il condomino moroso dalla fruizione dei servizi comuni suscettibili di godimento separato.
Chi subentra nei diritti di un condomino è obbligato solidalmente con questo al pagamento dei contributi relativi all’anno in corso ed a quello precedente.
Chi cede diritti su unità immobiliari resta obbligato solidalmente con l’avente causa per i contributi maturati fino al momento in cui è trasmessa all’amministratore copia autentica del titolo che determina il trasferimento del diritto.
(articolo così sostituito dall’art.18 legge 220/2012 del 11/12/2012 in vigore dal 18/06/2013)


ANNOTAZIONI
Il ricorso per ingiunzione di pagamento immediatamente esecutivo deve essere depositato presso l’ufficio giudiziario (tribunale o giudice di pace) competente per valore e per territorio, sconta una marca da bollo d’importo pari ad € 27,00 all'atto dell'iscrizione a ruolo (nuovo importo in vigore dal 1° gennaio 2014) per ingiunzioni di pagamento di valore superiore ad € 1.033,00. Il contributo unificato varia a seconda del valore della lite, ridotto della metà rispetto all'importo unitario secondo lo scaglione di valore.


TRIBUNALE ORDINARIO DI ... omissis ...

Ricorso per ingiunzione di pagamento

immediatamente esecutivo

Promosso da: Condominio … omissis …, in persona dell’Amministratore p.t. ... omissis ...  avente sede a ... omissis ... C.F. / P.I. ... omissis ... rappresentato e difeso dall’Avvocato ... omissis ... con Studio Legale a … omissis … presso il quale è elettivamente domiciliato, giusta procura alle liti rilasciata in calce al presente atto ai sensi dell’art. 83 comma III c.p.c.

nei confronti di

TIZIO, nato a … omissis … il ... omissis … e residente a ... omissis ... in Via / P.zza ... omissis ... C.F. … omissis …

Oggetto: ricorso per ingiunzione di pagamento immediatamente esecutivo per recupero contributi condominiali.
      
*****

Ill.mo Tribunale Ordinario di ... omissis ... in persona del G.U. designato alla procedura,
 
PREMESSO

1) che TIZIO è condomino del fabbricato ubicato a … omissis … ;

2) che TIZIO risulta moroso da oltre un semestre dei contributi dovuti per spese condominiali per la somma di € ... omissis ...; 

3) che l’assemblea ha approvato il consuntivo di gestione per l’anno … omissis … con ripartizione delle spese condominiali a carico del condominio TIZIO pari ad € … omissis …;

4) che a seguito dei solleciti di pagamento … omissis … nulla è stato pagato;

5) che il credito per cui si procede è certo, liquido ed esigibile, nonché fondato su prova scritta, e trattandosi del recupero di contributi per spese condominiali ricorrono i presupposti di legge per l’emissione di un D.I. di pagamento immediatamente esecutivo nei confronti del condomino moroso.

*****

Tutto ciò premesso e considerato, il condominio … omissis … in persona del in persona dell’amministratore p.t. come in epigrafe meglio generalizzato, ut supra rappresentato, difeso ed elettivamente domiciliato, 

CHIEDE

all’Ill.mo Tribunale Ordinario di ... omissis ... di voler ingiungere a TIZIO nato a … omissis … il … omissis … e residente a … omissis … di pagare immediatamente e senza dilazione alcuna in favore del creditore ricorrente presso il domicilio eletto le seguenti somme: € ... omissis ... per capitale, oltre agli interessi legali calcolati dalla costituzione in mora e fino a saldo avvenuto, oltre alla rifusione delle spese legali della presente procedura come da nota spese allegata e successive spese occorrende, autorizzando in difetto la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo, avvertendo il debitore ingiunto che ai soli fini dell’opposizione ex art. 645 c.p.c. il termine è di 40 gg. dalla notifica del decreto.

Elenco delle produzioni documentali:
1) Piano di riparto spese condominiali e consuntivo di gestione;
2) Sollecito di pagamento e costituzione in mora;
3) Procura alle liti.

Comunicazioni di Cancelleria: ai sensi e per gli effetti dell’art. 170 c.p.c. si indicano il numero di fax ... omissis ... e l'indirizzo di posta elettronica certificata ... omissis ...

Dichiarazione di valore: ai sensi del d.p.r. 115/2002 e ss. mm. il valore della presente procedura è pari ad € ... omissis ... e sconta un C.U. pari ad € ... omissis ... ridotto della metà, oltre ad € 27,00= per valori bollati.

Milano, lì _____________ 2016.
Avv.______________________.                                                                                 




DECRETO INGIUNTVIO DI PAGAMENTO

IMMEDIATAMENTE ESECUTIVO

IL TRIBUNALE ORDINARIO DI ...omissis ...

IL GIUDICE DELEGATO ALLA PROCEDURA

- letto il ricorso per ingiunzione di pagamento che precede ed i documenti ad esso allegati;
- ritenuta la propria competenza;
- rilevato che le somme per cui si procede sono certe, liquide ed esigibili;
- visti gli artt. 633 e ss. c.p.c., nonché l'art.642 c.p.c.

INGIUNGE

a TIZIO nato a … omissis … il ... omissis … e residente a ... omissis ... in Via / P.zza ... omissis ... C.F. … omissis … di pagare IMMEDIATAMENTE E SENZA DILAZIONE ALCUNA in favore del creditore ricorrente le seguenti somme: € ... 
omissis ... per capitale, oltre agli interessi legali caoclati dalla data di costituzione in mora e fino a saldo avvenuto, oltre alla rifusione delle spese legali di procedura liquidate ai sensi del D.M. n.55/14 come segue:

- Totali € ___________________ di cui:
- € ______________________ per spese borsuali
- € ______________________ per compenso all'avvocato patrocinante determinato ai sensi del D.M. n.55/2014, oltre al rimborso delle spese forfetarie nella misura del 15%, c.p.a. 4%, i.v.a. 22% e successive spese occorrende.
Con avvertimento al debitore che ai soli fini di promuovere l'opposizione al retroesteso decreto ingiuntivo di pagamento il termine è di 40 giorni dalla notifica del presente atto e che, in difetto, l'ingiunzione diventerà definitiva.
Si autorizza il creditore ricorrente a procedere all’esecuzione forzata senza l’osservanza dei termini previsti dall’art. 482 c.p.c.

Milano, lì ______ / ______ / 2016.
Il G.U. _____________________