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giovedì 21 gennaio 2016

IL DEPOSITO TELEMATICO DEL PIGNORAMENTO PRESSO TERZI







IL DEPOSITO TELEMATICO DELL'ATTO
DI PIGNORAMENTO PRESSO TERZI


Il procedimento di deposito telematico che si va a proporre è valido esclusivamente per gli avvocati che utilizzano come software gestionale la "consolle avvocato" scaricata da internet.

MODALITA' DI DEPOSITO IN OTTO PASSAGGI
E PEDISSEQUO FORMULARIO DELL'ATTO INTRODUTTIVO

1) Accedere alla consolle digitando il codice PIN associato alla propria chiavetta di firma digitale.

2) Cliccare su "gestione fascicoli" >>> "esecuzioni mobiliari" >>> "espropriazione mobiliare presso terzi".

3) Una volta entrati nella maschera delle espropriazioni mobiliari presso terzi, selezionare il tribunale competente, indicando poi il valore dell'esecuzione (desumibile dal credito complessivamente precettato), l'importo del C.U. e le generalità delle parti (creditore pignorante, debitore esecutato, terzo pignorato).

4) Una volta completata la formazione del fascicolo telematico, cliccare all'interno della sezione dedicata ai "depositi telematici" selezionando l'icona "nuovo".

5) Il sistema vi chiederà di specificare tra le altre cose: l'entità del credito complessivamente precettato, la data in cui il titolo esecutivo e l'atto di pignoramento vi sono stati restituiti dall'U.N.E.P., la data di notifica del precetto al debitore e del pignoramento al debitore esecutato ed al terzo pignorato, il valore del credito complessivamente pignorato (ossia il precettato aumentato della metà) e la natura / quantità dei beni pignorati.

6) Inserire come "atto principale" la nota di iscrizione a ruolo che andrà poi firmata digitalmente, e successivsmente importare l'atto di pignoramento, il titolo esecutivo, la procura alle liti, l'atto di precetto e la scanzione del C.U. 

7) La N.I.R., l'atto di pignoramento con citazione a comparire ad udienza fissa, il titolo esecutivo, l'atto di precetto e la procura alle liti devono essere firmati digitalmente.

8) Poiché l'atto di pignoramento, il titolo esecutivo e l'atto di precetto sono scansioni in formato pdf analogico di documenti cartacei e notificati con modalità non telematica, in calce agli stessi dovrà essere apposta l'attestazione di conformità dei documenti scansionati agli originali effettuata da parte dell'avvocato che effettua il deposito e firmata digitalmente.




TRIBUNALE DI ... omissis ...
SEZIONE ESECUZIONI MOBILIARI

ATTO DI PIGNORAMENTO PRESSO TERZI


CREDITORE PIGNORANTE: TIZIO, nato a ... omissis ... il ... omissis .... e residente ad ... omissis ... C.F. ... omissis ...  ai fini del presente atto rappresentato e difeso dall’avvocato ... omissis ... (C.F. / p.i. ... omissis ...), presso il cui Studio Legale a ... omissis ... è elettivamente domiciliato, giusta procura rilasciata in calce al presente atto su separato documento informatico ai sensi dell'art. 83 comma III c.p.c.

DEBITORE ESECUTATO: CAIO, nato a ... omissis ... il ... omissis ... e residente ad ... omissis ... C.F. ... omissis ...

TERZO PIGNORATO: istituto di credito ... omissis ... in persona del legale rappresentante p.t. ... omissis ... con sede legale ad ... omissis ... partita i.v.a. ... omissis ....

TITOLO ESECUTIVO: descrizione del titolo esecutivo ... notificato al debitore CAIO in data ... omissis ... e munito di formula esecutiva in data ... omissis ...


Per comunicazioni di Cancelleria e notificazioni: indirizzo di posta elettronica certificata ... omissis ...

P R E M E S S O

1) che col titolo esecutivo annotato in epigrafe e costituito da ... omissis ... CAIO veniva condannato a pagare in favore di TIZIO le seguenti somme: € ... omissis ... per capitale, € ... omissis ... per interessi legali (ovvero interessi di mora) e fino al saldo,  € ... omissis ... per spese legali oltre accessori fiscali e successive spese occorrende;

2) che la notifica del titolo esecutivo si perfezionava in data ... omissis ...;

3) che il titolo veniva munito di formula esecutiva in data ... omissis ... e che successivamente veniva notificato al debitore l'atto di precetto dd. ... omissis ... recante l'intimazione di pagare la somma complessivamente precettata pari ad € ... omissis ... entro e non oltre 10 gg. dalla notifica;

4) che nessun pagamento ha fatto seguito alla notifica del precetto;

5) che nel frattempo TIZIO ha individuato nell'istituto di credito ... omissis ... il terzo a propria volta debitore di somme di denaro nei confronti dell'esecutato CAIO per rapporto di c/c;

6) che, pertanto, si rende necessario di procedere ad esecuzione forzata mediante pignoramento ex art. 543 c.p.c. di tutte le somme dovute e debende a CAIO da parte del terzo pignorato ... omissis ... per rapporto in c/c ovvero per qualsivoglia titolo o ragione, entro i limiti consentiti dalla Legge e comunque fino a concorrenza dell’importo di € ... omissis ... corrispondente al credito complessivamente precettato in data ... omissis ...  aumentato della metà, oltre alla rifusione delle spese legali della presente procedura ed accessori fiscali come per legge.


*****

Tutto ciò premesso, il creditore pignorante come in epigrafe meglio generalizzato, rappresentato, difeso e domiciliato ut supra

C I T A

il debitore esecutato: CAIO nato a ... omissis ... il ... omissis ... e residente ad ... omissis ... C.F. ... omissis ...

a comparire avanti il

TRIBUNALE DELLE ESECUZIONI DI ... omissis ...
GIUDICE DESIGNANDO

all'udienza che si terrà il giorno ... ... ... 2016 ore di rito 

ovvero ad altra e successiva udienza fissata ai sensi dell'art. 168 bis c.p.c., perché sia presente alla stessa udienza ed ai successivi incombenti.
Con espresso invito rivolto al terzo pignorato a comunicare al creditore procedente la dichiarazione prevista dall’art. 547 c.p.c. allo scrivente avvocato mediante lettera A/R ovvero mediante comunicazione indirizzata alla casella di posta elettronica certificata ... omissis ... entro e non oltre 10 gg. dalla notificazione del presente atto, con avvertimento che in caso di mancata comunicazione della dichiarazione, la stessa dovrà essere resa dal terzo comparendo in un'apposita udienza fissata dal G.E. e che, non comparendo o non rendendo detta dichiarazione, il credito pignorato o il possesso di cose di appartenenza del debitore, nell'ammontare o nei termini indicati dal creditore, saranno considerati come non contestati ai fini del procedimento in corso e dell'esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione.

Elenco delle produzioni documentali:

1) Titolo esecutivo ... omissis ...
2) Atto di precetto dd. ... omissis ...

Dichiarazione di valore:
il valore della presente esecuzione è pari ad € ... omissis ... e sconta un C.U. pari ad € 43,00 / € 139,00.

Milano, lì _____________ 2016.
Avv. _____________________




RELAZIONE DI PIGNORAMENTO E PEDISSEQUA NOTIFICAZIONE


Io sottoscritto Ufficiale Giudiziario, addetto all’Ufficio N.E.P. istituito presso la Corte d’Appello di ... omissis ... ad istanza del creditore pignorante come in epigrafe generalizzato nonché rappresentato, difeso e domiciliato ut supra, visti il titolo esecutivo e l'atto di precetto notificato in data ... omissis ...


HO PIGNORATO


tutte le somme dovute e debende, per qualsivoglia titolo o ragione, al debitore esecutato da parte dell'istituto di credito ... omissis ... (terzo pignorato) entro i limiti consentiti dalla Legge e comunque fino a concorrenza dell’importo di € ... omissis ... corrispondente al credito complessivamente precettato aumentato della metà, oltre alla rifusione delle spese legali della presente procedura ed accessori fiscali come per Legge, e contestualmente


HO INGIUNTO


al debitore CAIO di astenersi dal sottrarre a garanzia del credito azionato le somme pignorate per cui si procede,


HO INVITATO


lo stesso debitore esecutato ad effettuare la dichiarazione di residenza ovvero l’elezione di domicilio presso la Cancelleria del Giudice delle Esecuzioni competente per territorio ai sensi dell’art. 492 c.p.c., avvertendolo che in difetto le successive notificazioni / comunicazioni saranno effettuate presso la Cancelleria dello stesso Giudice, contestualmente

HO AVVERTITO


lo stesso debitore che ai sensi dell’art. 495 c.p.c. può chiedere la conversione dei beni / somme pignorate con una somma di denaro pari all’importo dovuto al creditore pignorante comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese legali, sempre che a pena di inammissibilità la relativa istanza sia presentata presso la Cancelleria del Giudice delle Esecuzioni prima che sia disposta la vendita o l’assegnazione ai sensi degli artt. 530, 552 e 569 c.p.c., unitamente ad una somma di denaro non inferiore ad 1/5 dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento, ed infine


HO INTIMATO


al terzo pignorato ... omissis ... di non disporre delle somme pignorate senza l’ordine del Giudice delle Esecuzioni, pena le conseguenze come per Legge ai sensi dell’art. 546 c.p.c., 


HO AVVERTITO

lo stesso terzo pignorato che in caso di mancata comunicazione della dichiarazione prevista dall'art. 547 c.p.c., la stessa dovrà essere resa dal terzo comparendo in un'apposita udienza fissata dal G.E. e che, non comparendo o non rendendo detta dichiarazione, il credito pignorato o il possesso di cose di appartenenza del debitore, nell'ammontare o nei termini indicati dal creditore, saranno considerati come non contestati ai fini del procedimento in corso e dell'esecuzione fondata sul provvedimento di assegnazione, ed infine


HO NOTIFICATO


ad ogni conseguente effetto di Legge copia del retroesteso atto di pignoramento presso terzi a: ... (debitore esecutato e terzo pignorato) ...


(a cura di Avv. Luca Conti).

 

giovedì 12 novembre 2015

L'AFFIDAMENTO DEI FIGLI DI COPPIE SEPARATE







LE REGOLE SULL'AFFIDAMENTO DEI FIGLI IN CASO DI SEPARAZIONE LEGALE O DI FATTO DEI GENITORI


Un problema di grande attualità per chi si occupa di diritto di famiglia e di tutela dei minori in caso di separazione legale di coppie sposate e di separazione di fatto delle coppie conviventi more uxorio riguarda l'affidamento dei figli.
Quali norme si applicano ed a quali criteri si devono attenere i giudici investiti delle cause di separazione, di divorzio o di separazione di fatto delle coppie non sposate?
A questa domanda risponde il Capo II del Libro I del codice civile, introdotto dall'art.7 del D. Lgs. 154/2013 che ha riordinato uniformemente la normativa in materia di filiazione: gli artt. 337 bis e ss. c.c. si applicano infatti ai procedimenti di separazione, divorzio, scioglimento degli effetti civili del matrimonio, annullamento, nullità del matrimonio e nei procedimenti relativi a figli nati al di fuori del vincolo coniugale. In altri termini il legislatore ha inteso uniformare la disciplina che riguarda l'affidamento dei figli a prescindere che essi siano legittimi ovvero nati al di fuori del matrimonio.


Art. 337 ter c.c. (provvedimenti riguardo ai figli)

"Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, nei procedimenti di cui all’articolo 337-bis , il giudice adotta i provvedimenti relativi alla prole con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale di essa. Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori oppure stabilisce a quale di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli. Prende atto, se non contrari all’interesse dei figli, degli accordi intervenuti tra i genitori. Adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole, ivi compreso, in caso di temporanea impossibilità di affidare il minore ad uno dei genitori, l’affidamento familiare. All’attuazione dei provvedimenti relativi all’affidamento della prole provvede il giudice del merito e, nel caso di affidamento familiare, anche d’ufficio. A tal fine copia del provvedimento di affidamento è trasmessa, a cura del pubblico ministero, al giudice tutelare. 
La responsabilità genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione, alla salute e alla scelta della residenza abituale del minore sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la responsabilità genitoriale separatamente. Qualora il genitore non si attenga alle condizioni dettate, il giudice valuterà detto comportamento anche al fine della modifica delle modalità di affidamento. 
Salvo accordi diversi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità, da determinare considerando:
1) le attuali esigenze del figlio; 2) il tenore di vita goduto dal figlio in costanza di convivenza; 3) i tempi di permanenza presso ciascun genitore; 4) le risorse economiche di entrambi i genitori; 5) la valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
L'assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice. 
Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi".


Il più rilevante principio affermato dall'art. 337 ter c.c. riguarda il diritto di genitori e figli di conservare reciprocamente un equilibrato e continuativo rapporto, ponendo fine alla vecchia prassi che in buona sostanza distingueva tra genitori di seria A e genitori di serie B a seconda di chi esercitasse l'affidamento.
Con questa nuova impostazione entrambi i genitori sono posti sullo stesso piano, hanno pari diritti e pari doveri rispetto ai figli, ai quali è riconosciuto il diritto primario di conservare con entrambi e con le rispettive linee genitoriali un significativo rapporto.
Il figlio ha diritto di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi i genitori e di conservare rapporti significativi con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
La norma appena richiamata si propone, dunque, di dare compiuta attuazione ad un principio già sancito dalla legge n.54/2006 che già all'epoca aveva parificato le due figure genitoriali, stabilendo che: l'affidamento ad entrambi i genitori costituisce la regola mentre quello esclusivo ad un solo genitore costituisce l'eccezione.
Per realizzare la finalità indicata dal primo comma, il giudice adotta i provvedimenti relativi ai figli con esclusivo riferimento all'interesse morale e materiale di questi: ad esempio, con riguardo all'assegnazione della dimora coniugale il giudice dovrà tenere prioritariamente conto dell'interesse del figlio minorenne di restare nel proprio habitat naturale insieme al genitore col quale convive prevalentemente. 
Inoltre, il giudice deve valutare prioritariamente la possibilità che i figli restino affidati a entrambi i genitori, oppure stabilire a quale di essi i figli debbano essere affidati, determinando i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento, alla cura, all'istruzione e all'educazione dei figli.
La responsabilità genitoriale (nel gergo legale ha sostituito la precedente locuzione di potestà genitoriale) è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all'istruzione, all'educazione, alla salute e alla scelta della residenza abituale del minore sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. 
Stando a quanto precede, emerge che sia in sede di separazione dei coniugi, sia in caso di divorzio, sia con riguardo ai figli naturali nati fuori dal vincolo matrimoniale la cosidetta RESPONSABILITA GENITORIALE deve essere sempre esercitata da entrambi i genitori, a prescindere dal fatto che essi non siano più conviventi: infatti, anche l'art. 317 bis c.c., che nella formulazione precedente la riforma con riguardo ai figli naturali stabiliva che la potestà genitoriale è esercitata dal genitore che ha riconosciuto il figlio e nel caso di cessazione della convivenza è esercitata solo dal genitore con cui il figlio convive, è stato interamente riformato ed il nuovo art. 316 c.c. stabilisce appunto che la responsabilità genitoriale spetta ad entrambi i genitori senza più riferimento al fatto che abbiano cessato di convivere.
Ma se l'affido condiviso è la regola, quando il giudice può stabilire che la prole sia affidata ad uno soltanto dei genitori? 
A questa domanda risponde l'art. 337 quater c.c. 


Art. 337 quater c.c. (affidamento dei figli ad un solo genitore)

"Il giudice può disporre l'affidamento dei figli ad uno soltanto dei genitori, qualora ritenga con provvedimento motivato che l'affidamento sia contrario all'interesse del minore.
Ciascun genitore può chiedere in qualsiasi momento l'affidamento esclusivo quando sussistono le condizioni inidcate dal comma I. Il giudice, se accoglie la domanda, dispone l'affidamento esclusivo al genitore istante, facendo salvi per quanto possibile i diritti del minore stabiliti dal primo comma dell'art. 337 ter c.c. (...) Il genitore cui sono stati  affidati i figli in via esclusiva, salva diversa disposizione del giudice, ha l'esercizio esclusivo della potestà genitoriale su di essi; egli deve attenersi alle condizioni stabilite dal giudice. 
Salvo che non sia diversamente stabilito le decisioni di maggiore interesse sono adottate da entrambi i genitori. Il genitore cui i figli non sono affidati ha il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e di ricorrere al giudice quando ritenga che sono assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse".   

Alla stregua della norma testè richiamata, si può tranquillamente affermare che l'ipotesi di un affidamento esclusivo nel vigente ordinamento è del tutto residuale e che ogni decisione in tal senso è subordinata ad una valutazione prognostica degli interessi del minore: se l'affido condiviso può essergli nocivo (situazione che si può concretizzare - ad esempio - nel caso di grave ed insanabile rapporto conflittuale tra i genitori, ovvero quando uno dei due genitori tenga un comportamento pregiudizievole per il figlio) si opta per l'affidamento esclusivo, se non addirittura in casi più estremi per l'affidamento ai servizi sociali.
Al riguardo del principio appena enunciato, si riportano di seguito tutta una serie di casi pratici in cui di volta in volta la Corte di Cassazione ed i Tribunali territoriali hanno preferito l'affido esclusivo a quello condiviso:
a) in caso di elevata conflittualità tra i genitori tale da nuocere all’equilibrata crescita psicofisica della prole (Cass. civ. Sez. I dd. 29/03/2012, n.5108);
b) in caso di manifesta carenza o inidoneità educativa di un genitore, o comunque tale da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (Trib. Napoli, Sez. I, dd. 22/02/2012; Cass. civ., Sez. VI, dd. 07/12/2010, n.24841);
c) quando il minore manifesti difficoltà a relazionarsi con uno dei due genitori (Trib. di Messina, Sez. I, dd. 18/11/2011, n.2023);
d) quando l’affidamento non sia consentito dalla oggettiva distanza esistente tra i luoghi di residenza dei genitori (Cass. civ., Sez. VI, dd. 02/12/2010, n.24526);
e) quando uno dei due genitori abbia abbracciato una religione che si presenti destabilizzante per il minore stesso, prospettando un modello educativo tale da renderne impossibile una corretta socializzazione (Trib. Prato dd. 13/02/2009);
f) quando uno dei due genitori sia oggetto di procedimento penale per abusi o violenza su minore (Cass. civ., Sez. I, dd. 07/10/2010, n.24841);
g) quando la condotta del genitore, oltretutto privo di una propria dimora, tenga un comportamento tale da arrecare alla prole non lievi traumi e non lievi pregiudizi d'ordine psicologico (Cass. civ. Sez. I, dd. 29/03/2012, n.5108);
h) quando il padre per anni non versi alcun mantenimento per i figli ed eserciti con rilevante discontinuità il diritto di visita (Cass. civ., Sez. I, dd. 17/12/2009, n.26587).

Di particolare interesse è una sentenza della Corte di Cassazione (sent. 601/2013) che si è pronunciata in materia di "affidamento esclusivo dei figli ad una coppia omosessuale" stabilendo che: "l'affidamento del minore ad una madre separata ed alla sua compagna è da ritenersi legittima, sottolineando che non ci sono certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia dannoso per l'equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppa omosessuale".

Fermo restando che il genitore unico affidatario dei figli è l'unico a poter esercitare la responsaiblità genitoriale secondo le prescrizioni stabilite dal giudice, l'altro genitore non è del tutto esautorato della propria figura genitoriale, potendo esercirtare un potere di controllo e di sorveglianza sulla crescita, sull'istruzione e sull'educazione dei figli e sulle decisioni che eccedono l'ordinaria amministrazione.


GIURISPRUDENZA A CONFRONTO


FAMIGLIA E FILIAZIONE - Filiazione in genere - Minori - Loro affidamento congiunto a entrambi i genitori - Effetti in relazione al mantenimento della prole.
L'affidamento congiunto dei figli a entrambi i genitori, previsto dalla legge sul divorzio, analogicamente applicabile anche alla separazione personale dei coniugi, è istituito che, in quanto fondato sull'esclusivo interesse del minore, non fa venir meno l'obbligo patrimoniale di uno dei genitori di contribuire, con la corresponsione di un assegno, al mantenimento dei figli, in relazione alle loro esigenze di vita, sulla base del contesto familiare e sociale di appartenenza, rimanendo per converso escluso che l'istituto stesso implichi, come conseguenza automatica, che ciascuno dei genitori debba provvedere paritariamente, in modo diretto e autonomo, alle predette esigenze (Cass. Civ. Sez. I dd. 01/07/2015, n.13504).


FAMIGLIA E FILIAZIONE - Potestà dei genitori - Affidamento condiviso - Genitori - Interesse del minore - Pregiudizi - Affidamento esclusivo - Motivazione - Genitore affidatario – Idoneità.
Alla regola dell'affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori puo' derogarsi se la sua applicazione risulti pregiudizievole per l'interesse del minore, con la duplice conseguenza che la pronuncia di affidamento esclusivo deve essere sorretta da una motivazione non solo in positivo sulla idoneita' del genitore affidatario, ma anche in negativo sulla inidoneita' educativa ovvero sulla manifesta carenza dell'altro genitore (Cass. Civ. Sez. I dd. 12/05/2015, n.9632).


FAMIGLIA E FILIAZIONE – Separazione e divorzio – Affidamento dei figli ad entrambi i genitori – Elevata conflittualità – Collocamento alternato a ciascun genitore – Ammissibilità – Mantenimento a carico diretto di ciascun genitore – Spese straordinarie – Ripartizione.
In tema di affidamento della figlia minore nel corso della separazione personale tra coniugi, l’esistenza di una forte conflittualità tra i genitori giustifica, nell’esclusivo interesse della minore, l’affido condiviso della stessa ai genitori e il collocamento alternato settimanale a rotazione annuale dei periodi presso gli stessi. A questo tipo di collocamento consegue l’obbligo per ciascun genitore di provvedere al mantenimento diretto della figlia nei periodi di rispettiva permanenza a eccezione per le spese di natura straordinaria che gravano sui genitori in parti uguali (Tribunale di Reggio Emilia, ord. 21/01/2015).


FAMIGLIA E FILIAZIONE - Matrimonio - Separazione personale dei coniugi - Effetti - Provvedimenti per i figli - In genere - Affidamento condiviso della prole (fattispecie antecedente il d.lgs. n. 154 del 2013) - Obbligo di contribuzione di uno dei genitori al mantenimento della prole - Persistenza - Contribuzione paritaria come conseguenza automatica dell'affidamento condiviso - Insussistenza.
In tema di separazione personale dei coniugi, l'affidamento condiviso dei figli minori, in quanto fondato sull'interesse esclusivo di questi ultimi, non elimina l'obbligo patrimoniale di uno dei genitori di contribuire alle esigenze di vita dei primi mediante la corresponsione di un assegno di mantenimento, ma non implica, come sua conseguenza "automatica", che ciascuno dei due genitori debba provvedere paritariamente, in modo diretto ed autonomo, alle predette esigenze (Cass. Civ. Sez. I dd. 10/12/2014, n.26060).


FAMIGLIA E FILIAZIONE – Maternità ed infanzia – Separazione – Affidamento della prole – Interesse del minore – Comportamento dei genitori – Conflittualità – Sviluppo psico-fisico dei figli - Pericolo.
Il provvedimento in materia di affidamento della prole deve essere adottato con riferimento all'interesse esclusivo della medesima, si richiede che siano desunti elementi di valutazione dal comportamento, anche processuale, di un genitore nei confronti dell'altro, di per se stesso privo di rilievo ai fini della relativa statuizione, ancorché sintomatico di aspra conflittualità, ove non risulti che la stessa ponga in serio pericolo (circostanza neppure indicata nel quesito) l'equilibrio e lo sviluppo psico-fisico dei figli, in maniera tale da pregiudicare il loro interesse (Cass. Civ. Sez. I dd. 31/03/2014, n.7477).


FAMIGLIA E FILIAZIONE - Affidamento della prole - Affidamento esclusivo - Con facoltà del genitore affidatario di porre in essere anche le scelte importanti nell'interesse dei minori - Sussiste - Affidamento esclusivo rafforzato - Art. 337 quater c.c.
Nel modulo di affidamento mono-genitoriale, il genitore cui sono affidati i figli ha l'esercizio esclusivo della responsabilità genitoriale su di essi; ciò nonostante, "le decisioni di maggiore interesse per i figli sono adottate da entrambi i genitori". L'esercizio concertato della responsabilità genitoriale, in ordine alle scelte più importanti (salute, educazione, istruzione, residenza abituale) può però trovare deroga giudiziale ("salvo che non sia diversamente stabilito"). Si tratta, in questi casi, si rimettere al genitore affidatario anche l'esercizio in via esclusiva della responsabilità genitoriale con riguardo alle questioni fondamentali. Questa concentrazione di genitorialità in capo a uno solo dei genitori non rappresenta, ovviamente, un provvedimento che incide sulla titolarità della responsabilità genitoriale, modificandone solo l'esercizio. Il genitore cui i figli non sono affidati ha, peraltro, sempre il diritto ed il dovere di vigilare sulla loro istruzione ed educazione e può ricorrere al giudice quando ritenga che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al loro interesse (Tribunale di Milano, Sez. IX, dd. 20/03/2014).
 


(a cura di avv. Luca Conti del foro di Trento)