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venerdì 18 ottobre 2019

LA TUTELA DEL CONSUMATORE NELLA COMPRAVENDITA DI AUTOMOBILI







LA TUTELA DEL CONSUMATORE
NELLA COMPRAVENDITA DI AUTOMOBILI

Ai sensi del Codice del Consumo (D. Lgs. 206/2005), ed in particolare ai sensi degli artt.128 e ss. del D. Lgs. 206/2005, che ha abrogato il previgente D. Lgs. n.24/2002, il venditore (concessionaria o autosalone) è responsabile nei confronti del consumatore di qualsiasi difetto di conformità del veicolo venduto - sia esso nuovo oppure usato - esistente al momento della consegna: in questo caso il consumatore ha diritto senza alcuna spesa a proprio carico al ripristino della conformità mediante riparazione o sostituzione del veicolo difettoso (art.130 D. Lgs. n.206/2005).

In particolare, ai sensi dell'art. 130 del D. Lgs. n.206/2005 il venditore è responsabile nei confronti del consumatore per qualsiasi difetto di conformità esistente al momento della consegna del veicolo: in caso di difetto, il consumatore ha diritto al ripristino senza spese mediante riparazione o sostituzione dei pezzi difettosi, a norma dei commi 3, 4, 5 e 6, ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo di vendita, oppure in presenza di difetti più gravi (tali da rendere il bene inidoneo all'uso cui è destinato) alla risoluzione del contratto, conformemente ai commi 7, 8 e 9. 

Il consumatore può chiedere al venditore di riparare il veicolo oppure di sostituirlo, senza spese in entrambi i casi, salvo che il rimedio richiesto sia oggettivamente impossibile ovvero eccessivamente oneroso rispetto all'altro.  

Ogni patto contrario finalizzato a diminuire le garanzie per il consumatore è nullo.

Ai sensi dell'art. 132 comma III D. Lgs. 206/2005 si presumono già esistenti alla data di consegna del bene quei difetti di conformità che si manifestano nel termine di sei mesi dalla consegna del veicolo all'acquirente, a meno che i difetti lamentati siano incompatibili con la natura del bene stesso o del difetto di conformità.

In un'eventuale causa civile promossa nei confronti del venditore ed avente per oggetto l'esercizio del diritto di garanzia, il venditore può andare esente da responsabilità solo nei seguenti casi:

1) se prova che i difetti del veicolo sono stati causati dal consumatore successivamente all’acquisto del veicolo; 
2) se prova che i difetti sono stati determinati dal caso fortuito; 
3) se prova che l’acquirente del veicolo era consapevole già esistenti all’acquisto e ciò nonostante ha deciso ugualmente di acquistarlo, ad esempio sottoscrivendo la nota clausola “come visto, piaciuto”.
Quanto all’eliminazione dei difetti, questa deve essere effettuata entro un congruo termine decorrente dalla richiesta (scritta) da parte del consumatore e non deve arrecargli notevoli inconvenienti: nel caso che il venditore non abbia provveduto alla riparazione in un congruo termine e/o abbia omesso di rispondere alla richiesta scritta d'intervento, il consumatore ha diritto alla riduzione del prezzo pattuito per l'acquisto del veicolo (azione estimatoria) nella misura corrispondente al costo sostenuto per l'eliminazione dei difetti (art.130 D.Lgs. 206/2005).
Alternativamente all'azione estimatoria (riduzione del prezzo pattuito per l'acquisto in misura corrispondente all'entità dei difetti riscontrati) il consumatore può attivare la cosiddetta azione redibitoria, ossia la risoluzione del contratto, quando i difetti sono tali e tanti da rendere il veicolo del tutto inidoneo all'uso cui è destinato.
La denuncia dei difetti al venditore deve essere fatta per iscritto entro e non oltre sessanta giorni dalla scoperta (art. 128 D. Lgs. 206/2005).
Inoltre, la responsabilità del venditore si estende per due anni successivamente alla consegna del veicolo, con l'eccezione dei veicoli usati per i quali il termine biennale può essere ridotto convenzionalmente ad un solo anno, mentre il consumatore decade dalla garanzia se non denunzia per iscritto i difetti al venditore entro due mesi dalla scoperta.
Tutto quanto precede, rende legittima e fondata l'azione giudiziale estimatoria, finalizzata alla riduzione del prezzo di acquisto di una vettura usata, esercitata dal consumatore nei confronti del rivenditore, allorché il veicolo venduto sia risultato affetto da vizi / difetti di conformità occulti, non manifestamente riconoscibili, che ne compromettano in modo sensibile il normale utilizzo.

(a cura di avv. Luca Conti).





RESPONSABILITA' SANITARIA: ASL E MEDICO DI BASE RISPONDONO IN SOLIDO DEI DANNI AL PAZIENTE






A.S.L. E MEDICO DI BASE RISPONDONO IN SOLIDO
DEI DANNI CAUSATI AL PEZIENTE

La responsabilità medica conseguente “medical malpractice” trae origine dal “contratto atipico di spedalità” che lega il paziente al professionista e/o alla struttura sanitaria (pubblica o privata) cui si è rivolto in cerca di cure.
Sussiste responsabilità medica ogni volta che viene dimostrato il nesso causale tra la lesione del diritto alla salute del paziente e la condotta dolosa, colposa od omissiva dell'operatore sanitario, in concomitanza o meno con le inefficienze e carenze di una struttura sanitaria.
Quando gli effetti di una cura non sono quelli desiderati ovvero quando gli operatori hanno colposamente violato i protocolli sanitari per la cura di una determinata patologia, sorge nel paziente il diritto ad essere risarcito dei danni sofferti.
Le norme che regolano la responsabilità medica (da ultimo citiamo la legge “Gelli” n.24/2017) si applicano tanto nei confronti di operatori sanitari e strutture private, quanto nei confronti di soggetti pubblici, medici di base e A.S.L.
L'A.S.L., infatti, è responsabile ai sensi dell’art. 1228 c.c. (responsabilità per il fatto degli ausiliari) del fatto illecito commesso dal medico di base con essa convenzionato, nell'esecuzione di prestazioni curative che siano comprese tra quelle assicurate e garantite dal S.S.N. in base ai livelli stabiliti dalla legge: è questo il principio enunciato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n.6243 del 27/03/2015 la quale ha ritenuto responsabili in solido tanto l'azienda sanitaria locale quanto il medico di base per i danni cagionati al paziente a causa della negligenza del proprio convenzionato.
Più precisamente, la Corte di Cassazione ha ritenuto che “la A.S.L. è responsabile civilmente, ai sensi dell'articolo 1228 del c.c., del fatto illecito che il medico con essa convenzionato per l'assistenza medico-generica, abbia commesso in esecuzione della prestazione curativa, ove resa nei limiti in cui la stessa è assicurata e garantita dal S.S.N. in base ai livelli stabiliti secondo la legge.
Infatti l'obbligo di erogare la prestazione curativa di tipo generico per quanto coperto dal S.S.N. sussiste solo in capo all'azienda sanitaria locale, che per svolgerlo si avvale anche dei medici di base convenzionati.
A nulla rileva che la scelta del medico di base sia operata dal paziente, dal momento che l'obbligatorietà della prestazione compete solo ed esclusivamente sulla A.S.L., mentre il rapporto di convenzionamento coi medici di base serve soltanto a coordinare l'azione delle strutture operative a gestione diretta con i medici di "medicina generale" cui è affidata l'assistenza primaria, ivi compresa la continuità assistenziale garantita a livello ambulatoriale e domiciliare dai medici di guardia.
La responsabilità che ricade sulla A.S.L. per il fatto dei propri ausiliari è dunque di tipo contrattuale e trova il proprio fondamento nell'obbligatorietà dei livelli essenziali di assistenza medica stabiliti dalla legge.
Sulla stessa linea si pone anche una successiva pronuncia della Corte di Cassazione che con la sentenza n.6436 del 31/03/2015 aveva ritenuto fondata la responsabilità solidale tanto della A.S.L. quanto del medico convenzionato, in un caso di richiesta risarcitoria promossa da due genitori per i danni cagionati al proprio figlio, un neonato colpito da meningite a causa delle carenze igienico / strutturali della struttura sanitaria.
In precedenza, tuttavia, va segnalato l'orientamento diametralmente opposto della giurisprudenza di legittimità, laddove la stessa Corte di Cassazione con la sentenza n.41982 del 25/10/2012 aveva negato la sussistenza dell'invocata responsabilità solidale in capo alla A.S.L. nel caso di un paziente deceduto per una emorragia cerebrale cagionata della negligenza del proprio medico, che aveva omesso di prescrivergli un esame emocromocitometrico stante la gravità della patologia di cui soffriva. 
Così si esprimeva ai tempi la Corte di Cassazione con la sentenza n.41982 /2012:in tema di colpa medica, la A.S.L. non risponde quale responsabile civile dei danni, conseguenza di reato, arrecati da un medico generico convenzionato (cosiddetto medico di base), posto che il rapporto tra essi, pur sostanziandosi nella prestazione di un'opera professionale che ha i connotati della collaborazione coordinata e continuativa, non è caratterizzato dal controllo da parte dell'ASL circa il contenuto o la qualità della prestazione stessa né può essere definito di pubblico impiego”.
Ancor prima, sempre la Corte di Cassazione con la sentenza n.36502 del 11/04/2008 (ex multis si veda anche Cass. pen., sez. IV, n.34460 del 14/08/2003) aveva negato che dalla condotta negligente del medico di base in danno del paziente potesse ricavarsi una qualche forma di responsabilità solidale della A.S.L. ai sensi degli artt. 1228 c.c. (responsabilità per il fatto degli ausiliari) e/o 2049 c.c. (responsabilità dei padroni e dei committenti): “in ordine ai danni arrecati dal medico convenzionato a un paziente, deve escludersi che possa esserne chiamata a rispondere, quale responsabile civile, la Asl. Una responsabilità della Asl, infatti, non può ravvisarsi in base agli articoli 1218 e 2043 del codice civile, visto che la prestazione sanitaria è fornita direttamente dal medico, che è unico debitore del «servizio sanitario», con esclusione di qualunque relazione fra l'azienda sanitaria e il paziente. Né la responsabilità della Asl può essere ipotizzata invocando il disposto degli articoli 1228 e 2049 del codice civile, giacché non ricorre né un rapporto di immedesimazione organica né di ausiliarietà fra l'azienda sanitaria e il medico convenzionato, che va considerato alla stregua di un libero professionista del tutto autonomo, scelto dal paziente in piena libertà. Del resto, la Asl, in concreto, non esercita alcun potere di vigilanza, controllo e direzione sul medico convenzionato, il quale è del tutto libero sia nella predisposizione dell'organizzazione che mette a disposizione del paziente, sia nella scelta delle cure da praticare”.
Dunque, con la sentenza n.6243/2015 la Corte di Cassazione ha compiuto un deciso balzo in avanti a maggior tutela del paziente, ribaltando diametralmente l'orientamento fatto proprio in precedenza, arrivando ad affermare i seguenti principi:
a) il primo ed unico titolare dell'obbligatorietà delle prestazioni sanitarie essenziali è la A.S.L. e non il medico di base;
b) il medico di base nell'attuare le prestazioni sanitarie essenziali coperte dal S.S.N. non opera come libero professionista, bensì come longa manus della stessa A.S.L.;
c) la prestazione eseguita dal medico di base costituisce soltanto il momento esecutivo di una prestazione obbligatoria e preesistente per legge a protezione del paziente; 
d) il meccanismo del convenzionamento assicura esclusivamente il coordinamento tra le varie strutture sanitarie e la A.S.L. che è titolare dell'obbligazione;
e) a nulla rileva che la scelta del medico di base sia effettuata dal paziente, dal momento che il medico viene scelto tra quelli iscritti in apposti registri tenuti ed aggiornati proprio dalla A.S.L.
Ne segue che l'azienda sanitaria locale in quanto destinataria del precetto costituzionale stabilito dall'art. 32 della Costituzione (tutela della salute quale diritto fondamentale di ogni individuo) è tenuta ad eseguire correttamente le prestazioni coperte dal S.S.N. (ossia le prestazioni assistenziali minime), rispondendo del danno procurato al paziente in caso di inadempimento ovvero di inesatto adempimento della prestazione dovuta ai sensi dell'art. 1218 c.c.; laddove per eseguire detta prestazione si sia avvalsa dei medici di base convenzionati, in virtù del rapporto di preposizione e di coordinamento continuativo tra A.S.L. ed il medico convenzionato, la A.S.L. risponde solidalmente con quest'ultimo ai sensi dell'art. 1228 c.c. del danno cagionato al paziente da medical malpractice.

(a cura di Avv. Luca Conti).





lunedì 14 ottobre 2019

STUDIO LEGALE Avv. LUCA CONTI




STUDIO LEGALE Avv. LUCA CONTI



Lo Studio Legale dell’Avv. Luca Conti, avvocato e giurista già autore di pubblicazioni in materia di responsabilità medica, è stato fondato nel 2006 presso il distretto giudiziario di Trento e Bolzano, dove tutt’ora conserva importanti rapporti professionali, e dal 2011 opera anche presso il distretto giudiziario di Milano, la cui sede principale si trova in pieno centro cittadino, in una posizione logisticamente privilegiata rispetto ai più importanti Uffici Giudiziari. L’attività dello Studio abbraccia, in particolare, il diritto civile senza tralasciare la difesa penale, e si contraddistingue per competenza, puntualità e professionalità nel fare proprie le esigenze dei Clienti, tanto nelle sedi giudiziarie quanto in quelle extra-giudiziarie.


CURRICULUM VITAE




L’Avv. Luca Conti nasce a Milano il 24/01/1974 dove attualmente risiede ed esercita in via principale la propria attività. Laureatosi nel 2001 presso l’Università Statale di Milano con una tesi di laurea in Diritto Processuale Civile dal titolo “Le misure cautelari” sotto il patrocinio del Chiar.mo Prof. Avv. Giuseppe Tarzia e della Chiar.ma Prof.ssa Avv. Mariacarla Giorgetti, ha iniziato ad esercitare la professione forense nel 2003 come praticante avvocato abilitato al patrocinio e successivamente dal 2006 come avvocato prevalentemente civilista, particolarmente specializzato nel ramo del diritto di famiglia, delle cause di risarcimento danni e della responsabilità medica.
Attualmente l’Avv. Luca Conti si divide tra la sede di Milano e quella Trento, presso il cui Ordine degli Avv.ti è tutt’ora iscritto. Vanta importanti rapporti di collaborazione con affermati professionisti del Foro di Trento, dove è cresciuto professionalmente, e del Foro di Milano.
L’Avv. Luca Conti è iscritto all’Albo degli Avv.ti ammessi al gratuito patrocinio a spese dello Stato (P.S.S.) in favore delle persone non abbienti, rilascia preventivi e riceve previo appuntamento telefonico (+39 333.7553957) dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 14:30 alle 18:30.



L’ATTIVITA’ DELLO STUDIO



§  TUTELA DEL CREDITO
§  RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO
§  RESPONSABILITA’ MEDICA
§  PRATICHE DI RISARCIMENTO DANNI
§  DIRITTO DI FAMIGLIA
§  SEPARAZIONI
§  DIVORZI
§  TUTELE
§  CURATELE
§  SUCCESSIONI
§  CONTRATTUALISTICA
§  TUTELA DEI CONSUMATORI
§  LOCAZIONI E SFRATTI
§  DIRITTO CONDOMINIALE
§  INFORTUNISTICA STRADALE
§  APPALTI
§  DIFESA PENALE

CONTRATTUALISTICA
Il contratto è l'accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico di tipo patrimoniale, ed è uno strumento finalizzato sia all’acquisto di diritti reali (ad esempio, la proprietà) sia come fonte di obbligazioni (si pensi al contratto di assicurazione).
Il contratto è, pertanto, un negozio giuridico necessariamente bilaterale o plurilaterale, tipico (se espressamente codificato) oppure atipico (se non espressamente codificato), con effetti reali oppure obbligatori, avente di volta in volta la funzione di costituire (nel senso di incidere sulla situazione e sugli interessi delle parti introducendo un nuovo rapporto), regolare (cioè apportare una qualsiasi modifica ad un rapporto già esistente) o estinguere (nel senso di porre fine a un rapporto preesistente) un rapporto giuridico patrimoniale.
L’arte di saper redigere un contratto blindato garantisce alle parti contraenti il buon esito di un affare, limitando quanto più possibile i rischi connessi all’impugnazione di clausole contrattuali, di inadempimento totale o parziale di una delle parti, e di controversie scaturenti dall’esecuzione del contratto stesso.

TUTELE E CURATELE
Il codice civile prevede che un soggetto, totalmente o parzialmente incapace di provvedere a se stesso, vuoi perché minorenne ma privo di figure genitoriali adeguate, vuoi perché maggiorenne ma affetto da patologie tali da limitarne in tutto o in parte la capacità di agire, venga supportato nei propri bisogni di cura e di gestione del patrimonio attraverso gli strumenti della Tutela, della Curatela e dell'Amministrazione di sostegno.
Sempre più residuale nella prassi quotidiana il ricorso ai procedimenti per Interdizione (art. 414 c.c.) ed Inabilitazione (art. 415 c.c.), per lo più limitati a soggetti maggiorenni affetti da importanti limitazioni psichiche, si fa maggiormente ricorso al più flessibile strumento dell'Amministrazione di sostegno, mentre la nomina di Tutori o Curatori permane in favore di soggetti minorenni.
Scopo di questi istituti è di fornire un valido supporto a persone incapaci di provvedere a se stesse, affiancando loro figure professionali come quella dell’avvocato, cui spetta il delicato compito di gestirne patrimonio, gli affari, e di compiere in nome e per conto dei loro Assistiti atti ordinaria come di straordinaria amministrazione sotto la supervisione del giudice tutelare.

DIRITTO DI FAMIGLIA
Il diritto di famiglia, codificato per la prima volta nel 1942, concepiva una famiglia fondata sulla subordinazione della moglie al marito, e fondata sulla discriminazione dei figli naturali nati fuori del matrimonio rispetto ai figli legittimi.
Il primo libro del codice civile venne riformato dalla legge 19 maggio 1957 n.151, che apportò modifiche tese a uniformare le norme ai principi costituzionali. Con questa legge venne riconosciuta la parità giuridica dei coniugi, venne abrogato l'istituto della dote, venne riconosciuta ai figli naturali la stessa tutela prevista per i figli legittimi, venne istituita la comunione dei beni come regime patrimoniale legale della famiglia, la patria potestà del padre venne sostituita dalla potestà di entrambi i genitori (la cosiddetta "potestà genitoriale "), in particolare nella tutela dei figli.
Più recentemente, il diritto di famiglia è stato riformato dalla legge n.54/2006, che ha istituito l’affidamento condiviso dei figli in sostituzione dell’affidamento esclusivo (oggi scelta residuale) nei casi di separazione e divorzio, rivoluzionando l'assetto dei rapporti genitori-figli così come disciplinato dal codice civile, ed infine dal decreto legislativo n.154/2013 che ha interamente modifica il Titolo IX del codice civile, uniformando la normativa inerente il rapporto di genitorialità rispetto ai figli legittimi, naturali ed adottivi, ponendo questi ultimi al centro dell’attenzione in tutte le controversie in materia di famiglia.

SEPARAZIONI E DIVORZI
La separazione è il procedimento con il quale si ottiene dall’Autorità Giudiziaria un provvedimento che autorizza i coniugi a vivere separatamente; essa non fa venir meno lo status di coniuge, ma incide su alcuni obblighi tipici del matrimonio: una volta separati non si ha più l'obbligo di convivenza né di fedeltà né si è più in comunione dei beni, mentre di converso resistono ancora gli obblighi di mantenimento del coniuge economicamente più disagiato, di partecipazione alla gestione della famiglia e di educazione della prole.
La separazione si può avvenire su istanza di parte ed in questo caso si parla di separazione giudiziale, oppure su istanza di entrambi i coniugi secondo condizioni economiche consensualmente determinate, ed in questo caso si parla di separazione consensuale.
Col divorzio, invece, si pone fine al vincolo del matrimonio, fermi restando però gli obblighi di istruzione, di educazione e di mantenimento verso i figli non economicamente autosufficienti, e quello di mantenimento a favore dell’ex coniuge economicamente più debole tramite la corresponsione dell’assegno divorzile.
In entrambi i casi, deve essere primario dovere dell’avvocato di prestare ascolto ai problemi della coppia, per individuare la soluzione più rapida e conveniente, mettendo sempre al primo posto la tutela dei figli.

LA TUTELA DEL CREDITO
In un momento storico particolarmente complesso e caratterizzato da una crisi economica congiunturale e diffusa, la tutela del credito è una delle attività più ricorrenti dello Studio Legale, che passa attraverso da uno screening del soggetto debitore e ad una valutazione sulla fattibilità del recupero del credito insoluto.
Attraverso lo strumento dell’ingiunzione di pagamento, si ottiene dall’Autorità Giudiziaria in tempi brevi un provvedimento che permette poi al creditore di espropriare i beni utilmente pignorabili del debitore, per trasformare in denaro contante il diritto di credito scritto su carta.
Preventivi chiari e tempi rapidi, oltre ad un’indagine patrimoniale sul debitore, sono i presupposti indefettibili per il buon esito di una pratica di recupero crediti.

PRATICHE DI RISARCIMENTO DANNI
Qualsiasi danno ingiusto, patrimoniale o non patrimoniale, merita di essere risarcito. Un danno è ingiusto quando è frutto della lesione di un diritto e della violazione di norme di legge, siano esse civili o penali.
Un danno può avere, a seconda dei casi, un contenuto patrimoniale (danno emergente e/o lucro cessante) oppure non patrimoniale (danno biologico e morale), può derivare dall’inadempimento totale o parziale di un contratto tipico o atipico, oppure dalla violazione del più generale principio di neminem laedere, ossia dal divieto di assumere condotte illecite lesive dei diritti altrui.
Il più valido approccio ad una causa di risarcimenti danni non può prescindere da un’accurata valutazione ex ante dei presupposti dell’azione legale, ossia dall’individuazione del nesso causale che lega la condotta del responsabile all’evento lesivo che ne è la conseguenza, e dalla quantificazione del danno tramite perizia di parte o accertamento tecnico preventivo.

INFORTUNISTICA STRADALE
Per infortunistica stradale s’intende quella particolare branca del diritto civile, che vede l’avvocato affiancarsi e supportare coloro che hanno sofferto un danno a causa di un sinistro stradale per responsabilità attribuibili a terzi, ed è finalizzata a garantire i necessari consigli legali non solo per ottenere rapidamente  il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali sofferti, ma anche per intraprendere un percorso riabilitativo attraverso il supporto di professionisti del settore (medici legali e psicologi limitatamente agli infortuni più gravi).
Attraverso la conoscenza del codice della strada e di quello della navigazione, lo Studio Legale è in grado di fornire assistenza specifica non solo agli infortuni derivanti dalla circolazione di autoveicoli, ma anche a quelli derivanti dalla circolazioni di imbarcazioni e natanti.
Sotto il profilo legale, l'infortunistica tutela i diritti dei soggetti coinvolti, inclusi gli enti preposti alla liquidazione dei danni, al fine di garantire la più equa valutazione del danno possibile ed evitare incoerenze i inadempienze a quanto regolamentato dalle leggi vigenti.

RESPONSABILITA’ MEDICA
La responsabilità medica o “medical malpractice” trae origine da quello che viene comunemente definito come un “contratto atipico di spedalità” che lega il paziente al professionista o alla struttura sanitaria cui si è rivolto in cerca di cure, e sussiste  ogni volta che viene dimostrato il nesso causale tra la lesione del diritto alla salute psicofisica del paziente e la condotta colposa od omissiva dell'operatore sanitario, in concomitanza o meno con le inefficienze e carenze di una struttura sanitaria.
Il concetto di responsabilità medica si riferisce, in particolare, alle azioni ovvero alle omissioni di un sistema più o meno complesso di persone, in cui il soggetto contrattualmente debole e che merita tutela è quello  destinatario di prestazioni mediche di ogni tipo (diagnostiche, preventive, ospedaliere, terapeutiche, chirurgiche, estetiche, assistenziali, ecc.) svolte da medici e personale con diversificate qualificazioni, quali infermieri, assistenti sanitari, tecnici di radiologia medica, tecnici di riabilitazione e così via.
Quando gli effetti di una cura non sono quelli sperati ovvero quando gli operatori hanno colposamente violato i protocolli sanitari per la cura di una determinata patologia, sorge nel paziente il diritto ad essere risarcito dei danni sofferti, che possono essere di varia natura: dal danno biologico temporaneo o permanente, al danno estetico, al danno morale per le sofferenze causate dall’aggravamento di una patologia a causa di una terapia errata, ed infine a tutti i danni patrimoniali che ne sono diretta conseguenza (ulteriori spese mediche, perdita della capacità lavorativa, ecc.).
Alla luce degli ultimi interventi legislativi di riforma, a cominciare dal D.L. n.158/2012 e fino alla  recentissima legge n.24/2017, la disamina di ogni caso a fini risarcitori non può prescindere da un’attenta analisi del rapporto contrattuale che lega il singolo operatore ovvero la struttura sanitaria al paziente, dall’individuazione di tutti gli operatori coinvolti in una prestazione sanitaria, dall’attribuzione a ciascuno di essi secondo criteri probabilistici delle singole responsabilità, dall’individuazione del nesso causale tra la prestazione sanitaria e l’evento lesivo che ne è la conseguenza, per giungere infine alla liquidazione del danno alla salute, che potrà coinvolgere non solo il paziente ma anche i congiunti dello stesso nei casi più gravi di eventi infausti.

LOCAZIONI E SFRATTI
Concedere in locazione un proprio immobile ad uno sconosciuto è spesso motivo di tensione per il locatore.
L’intervento dell’avvocato è, anzitutto, finalizzato a prevenire i problemi, attraverso la stipulazione di un contratto blindato, che offra al locatore le migliori garanzie contro danni ed inadempimenti. Ma, non potendosi sempre prevenire l’imponderabile, la successiva attività dell’avvocato è finalizzata a garantire al locatore il più rapido rientro nel pieno possesso del proprio immobile nei confronti dell’inquilino inadempiente, attraverso un’attività complessa che passa attraverso la preventiva costituzione in mora del moroso, per arrivare in tempi rapidi ad un provvedimento che estrometta il conduttore dall’immobile e lo condanni al pagamento di tutti i canoni scaduti e delle spese legali della procedura di sfratto.
Efficienza, celerità ed una fattiva collaborazione tra l’avvocato e gli Ufficiali Giudiziari preposti a dare esecuzione al provvedimento di sfratto, sono le migliori garanzie per il proprietario al fine di rientrare quanto prima nel pieno possesso del proprio bene.

DIRITTO CONDOMINIALE
Il 18 giugno 2013 è entrata in vigore la Legge di Riforma sul Condominio, che ha messo mano al Libro III Titolo VII Capo II del Codice Civile, riordinando ed innovando una materia che da oltre trent'anni meritava di essere riformata dal Legislatore.
La legge n.220/2012 ha innovato le responsabilità dell'amministratore, che oggi rispetto al passato si presenta come una figura particolarmente specializzata e professionale; ha inoltre individuato con precisione analitica le parti comuni dell'edificio, ossia quelle porzioni di fabbricato che stanno in un regime di accessorietà necessaria con le parti di proprietà esclusiva dei singoli condomini; infine, ha previsto nuove maggioranze per l'assunzione delle delibere assembleari in materia di nomina e di revoca dall'amministratore, ed in materia di innovazioni.
In questo contesto lo Studio Legale offre un valido supporto legale, sia in sede stragiudiziale sia giudiziale, non solo alla figura dell’Amministratore nel recupero dei contributi condominiali scaduti e nella risoluzioni di controversie relative al godimento delle parti comuni dell’edificio, ma assiste anche i singoli condomini nella risoluzione di conflitti con altri condomini, o con lo stesso Amministratore.



INFO & CONTATTI

Avv. Luca Conti, Milano (MI) 24/01/1974.

C.F. CNTLMR74A24F205E

P.I. 03236780965

Assicurazione professionale: ITALIANA ASS.NI S.p.A.

Ordine di appartenenza: TRENTO, matricola n.583

Distretti giudiziari operativi: Milano, Monza, Trento, Lecco, Como, Busto Arsizio, Pavia e Varese.

Preventivi: SI

Gratuito patrocinio a spese dello Stato (P.S.S.): SI

Orario di apertura dello Studio: dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 14:30 alle 18:30.

Tel. (+39) 333.7553957
Telefax (+39) 02.58315423, 0462.810062
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P.E.C. lucamaria.conti@pectrentoavvocati.it