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venerdì 25 ottobre 2019

DIVORZIO: PAGAMENTO DIRETTO DELL'ASSEGNO DIVORZILE O DI MANTENIMENTO DA PARTE DEL DATORE DI LAVORO





COSA FARE SE L’EX CONIUGE NON PAGA

L’ASSEGNO DIVORZILE O

L’ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER I FIGLI



Il divorzio è l’istituto giuridico che consente ai coniugi di sciogliere il vincolo matrimoniale, sia esso civile oppure religioso, ed è regolato dalla legge n.898 del 01/12/1970.

Il coniuge economicamente più disagiato, che non sia in grado per comprovate difficoltà oggettive di garantirsi autonomamente i mezzi di sostentamento, può rivolgere al Tribunale la domanda di corresponsione del ASSEGNO DIVORZILE ai sensi dell’art. 5 comma 6 della legge 898/1970, mentre ai sensi del successivo art. 6 legge 898/1970 può fare domanda di corresponsione del ASSEGNO DI MANTENIMENTO in favore dei figli non economicamente autosufficienti.

L’attribuzione all’ex coniuge dell’assegno divorzile è regolata dall’art.5 comma 6 della legge 898/1970:con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l'obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell'altro un assegno quando quest'ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive”.

L'attribuzione ai figli dell'assegno di mantenimento è invece regolata dall'art.6 delle legge 898/1970: " l'obbligo ai sensi degli artt. 315 bis e 316 bis c.c. di mantenere, educare ed istruire i figli nati o adottati durante il matrimonio di cui sia stato pronunciato lo scioglimento o la cessazione degli effettivi civili permane anche nel caso di passaggio a nuove nozze di uno o di entrambi i genitori. Il Tribunale che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio applica riguardo ai figli le disposizioni contenute nel capo II del titolo IX libro primo del Codice Civile". 

Tanto detto, quale rimedio ha a propria disposizione il beneficario dell'assegno contro l'inadempimento dell'obbligato?

Ai sensi dell'art. 8 comma 3 legge 898/1970 il beneficiario dell'assegno divorzile o di mantenimento per i figli può "invitare" il datore di lavoro dell'obbligato a pagarglielo direttamente, prelevandolo dalla busta paga nel limite massimo del 50% della stessa.

A questo fine si deve osservare la seguente procedura:

1) il beneficiario, tramite il proprio avvocato, deve prima costituire in mora il debitore principale (l'ex coniuge inadempiente) tramite lettera raccomandata A/R.

2) A fronte del protrarsi dell'inadempimento per almeno 30 gg., il beneficiario dell'assegno notifica al datore di lavoro - tramite il proprio avvocato -  l'invito previsto dall'art. 8 legge 898/1970 unitamente alla copia conforme del provvedimento che dispone l'assegno divorzile o di mantenimento per i figli, concedendo al datore di lavoro il termine di 15 gg. per procedere al pagamento. Di detto invito deve essere data comunicazione all'obbligato principale, ma a parere dello scrivente avvocato sarebbe più opportuno procedere ad una doppia notifica dell'invito.

3) Se anche il datore di lavoro si sottrae al pagamento diretto, il beneficiario ha un'azione esecutiva diretta nei suoi confronti, tramite pignoramento. Prima di procedere in tal senso occorre, però, notificare al datore di lavoro copia del provvedimento che dispone l'assegno munita di formula esecutiva e pedissequo atto di precetto.

4) Si discute in dottrina se l'invito di cui all'art. 8 riguardi solo le sentenze pronunciate all'esito della causa di divorzio, o anche altri provvedimenti (ordinanze e decreti) resi in itinere: nel silenzio della legge che si limita a parlare di "provvedimenti", la risposta sembrerebbe affermativa, anche perché scopo della norma in parola è quella di offrire al beneficario dell'assegno la più rapida tutela per via stragiudiziale a fronte dell'inadempimento da parte dell'ex coniuge.



INVITO AL DATORE DI LAVORO
ai sensi dell’art.8 co.3 legge 898/70 e ss. mm.

Creditrice istante: TIZIA, nata a … omissis … il … omissis … e residente a … omissis … C.F. … omissis … , rappresentata e difesa dall’Avv. … omissis … presso il cui Studio Legale è elettivamente domiciliata, giusta procura alle liti rilasciata in calce al ricorso per lo scioglimento del matrimonio di data … omissis …

Debitore obbligato: CAIO, nato a … omissis … il … omissis … e residente a … omissis … C.F. … omissis …

Terzo datore di lavoro: società GAMMA SRL, in persona del legale rappresentante p.t., con sede legale a … omissis … , p.i. … omissis …

Provvedimento A.G.: sentenza divorzio n. … di data … omissis … (oppure) ordinanza di data … omissis … pronunciata nella causa di divorzio sub RG … omissis …

PREMESSO

1) che col retroesteso provvedimento del Tribunale di … omissis … n…. di data … omissis … pronunciato nella causa per divorzio sub RG … omissis …, il Giudice stabiliva un assegno divorzile a favore di TIZIA pari ad € … omissis … mensili ed un assegno di mantenimento per i figli non economicamente autosufficienti pari a complessivi € … omissis … mensili;

2) che pertanto il totale da pagare mensilmente ammonta ad € … omissis …;

3) che a fronte dell’inadempimento dell’obbligato CAIO, in data … omissis … il sottoscritto procuratore lo costituiva in mora tramite lettera raccomandata A/R n. … omissis …  ricevuta il … omissis …, intimandogli il pagamento del dovuto entro e non oltre 30 gg.;

4) che a tutt’oggi la morosità persiste;

5) che ai sensi dell’art.8 co.3 della legge 898/70 e ss. mm. la beneficiaria dell’assegno divorzile e/o di mantenimento per i figli non economicamente autosufficienti può rivolgersi direttamente al datore di lavoro per ottenere la rimessa diretta di quanto dovuto in forza del titolo accluso al presente invito, entro i limiti consentiti dalla legge pari al 50% della retribuzione.

Tutto ciò premesso, TIZIA come in epigrafe meglio generalizzata, rappresentata, difesa e domiciliata ut supra

INVITA

la società GAMMA SRL, in persona del legale rappresentante p.t., con sede legale a … omissis …, p.i. … omissis …, a corrispondere direttamente alla medesima istante quanto stabilito nell’accluso provvedimento del Tribunale di … omissis …  entro i limiti consentiti dalla legge, assegnando al terzo il termine di 15 gg. dal ricevimento del presente invito per l’adempimento, con avvertenza che in difetto di pagamento nel termine assegnato si procederà ad esecuzione forzata ai sensi di legge.

Milano (MI), lì ____________ 2019.
Avv. ________________________

(a cura di avv. Luca Conti)
 


giovedì 24 ottobre 2019

LA COMPARSA DI COSTITUZIONE E RISPOSTA CON CHIAMATA DI TERZO






IL FORMULARIO DELLA PROCEDURA CIVILE
LA CHIAMATA IN CAUSA DEL TERZO

Art. 269 c.p.c. (la chiamata in causa di terzo ad opera del convenuto)
Alla chiamata di un terzo nel processo a norma dell'art. 106 c.p.c., la parte provvede mediante citazione a comparire nell'udienza fissata dal giudice istruttore ai sensi del presente articolo, osservati i termini dell'art. 163 bis c.p.c.
Il convenuto che intenda chiamare un terzo in causa deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella comparsa di risposta e contestualmente chiedere al giudice istruttore lo spostamento della prima udienza allo scopo di consentire la citazione del terzo nel rispetto dei termini dell'art. 163 bis c.p.c. Il giudice istruttore, entro cinque giorni dalla richiesta, provvede con decreto a fissare la data della nuova udienza. Il decreto è comunicato dal cancelliere alle parti costituite. La citazione è notificata al terzo a cura del convenuto.
Ove, a seguito delle difese svolte dal convenuto nella comparsa di risposta, sia sorto l'interesse dell'attore a chiamare in causa un terzo, l'attore deve, a pena di decadenza, chiederne l'autorizzazione al giudice istruttore nella prima udienza. Il giudice istruttore, se concede l'autorizzazione, fissa una nuova udienza allo scopo di consentire la citazione del terzo nel rispetto dei termini dell'art. 163 bis c.p.c. La citazione è notificata al terzo a cura dell'attore entro il termine perentorio stabilito dal giudice.
La parte che chiama in causa il terzo deve depositare la citazione notificata entro il termine previsto dall'art. 165 c.p.c., e il terzo deve costituirsi a norma dell'art. 166 c.p.c.
Nell'ipotesi prevista dal terzo comma restano ferme per le parti le preclusioni ricollegate alla prima udienza di trattazione, ma i termini eventuali di cui al sesto comma dell'art. 183 c.p.c. sono fissati dal giudice istruttore nella udienza di comparizione del terzo.


  

TRIBUNALE DI ...omissis ...
 Comparsa di costituzione e chiamata di terzo
(artt.106 e 269 c.p.c.)

Per il convenuto: TIZIO, nato a ... omissis ... il ... omissis ... ed e residente a ... omissis ... C.F. ... omissis ... agli effetti del presente atto rappresentato e difeso dall’Avv. ... omissis ... iscritto all’Albo degli Avv.ti di ... omissis ... (C.F. ... omissis ...) con Studio Legale a ... omissis ... ivi elettivamente domiciliato giusta procura alle liti rilasciata in calce al presente atto su separato documento informatico ai sensi dell'art. 83 comma III c.p.c.,

                      nella causa civile sub R.G. ... omissis ... promossa

dall'attore: CAIO, nato a ... omissis ... il ... omissis ... C.F. ... omissis ... con l’Avv. ... omissis ...

Prossima udienza: ... omissis ...

Per comunicazioni di Cancelleria e notificazioni: si indica il seguente indirizzo p.e.c. ... omissis ...

P R E M E S S E

Con atto di citazione di data ... omissis ... e notificato in data ... omissis ... (doc.1) CAIO conveniva a giudizio TIZIO, formulando le seguenti conclusioni: ... omissis ...

A fondamento di quanto domandato nei confronti di TIZIO, CAIO deduce le seguenti circostanze / motivazioni: ... omissis ...

Tanto premesso, si costituisce nel presente giudizio TIZIO a mezzo dello scrivente procuratore, contestando in fatto ed in diritto tutto quanto ex adverso dedotto e chiedendo il rigetto domande ex adverso promosse, perché infondate ed anche per tutte le seguenti

M O T I V A Z I O N I

1. Eccezione preliminare: istanza di chiamata in causa di terzo ai sensi degli artt. 106 e 269 c.p.c.
La causa, ferma restando l’infondatezza per le motivazioni che si spiegheranno di seguito, doveva essere promossa anche nei confronti del terzo SEMPRONIO per tutte le seguenti motivazioni: ... omissis ...
Sulla base di quanto sopra dedotto, il convenuto TIZIO intende chiamare in causa SEMPRONIO per essere da quest’ultimo manlevato e/o garantito rispetto alle domande promosse da CAIO.
Si rivolge, pertanto, istanza al Giudice affinché, previo differimento della prima udienza di trattazione, voglia autorizzare la chiamata in causa di terzo ai sensi degli artt. 106 e 269 c.p.c. nella persona di SEMPRONIO.

2. Nel merito della controversia.
Nel merito della lite, le domande promosse da CAIO non possono trovare accoglimento per tutte le seguenti motivazioni: ... omissis ...
Nella denegata ipotesi di accoglimento, anche solo parziale delle domande ex adverso promosse, il terzo chiamato SEMPRONIO dovrà essere dichiarato tenuto a manlevare TIZIO.

Tutto ciò premesso e considerato il convenuto TIZIO come in epigrafe meglio generalizzato, rappresentato, difeso e domiciliato ut supra rassegna le seguenti

C O N C L U S I O N I

Piaccia all’Ill.mo Tribunale Ordinario di ... omissis ..., contrariis rejectis, così giudicare.

In via preliminare: disporre il differimento della prima udienza di trattazione e fissare ai sensi dell’art.269 c.p.c. una nuova udienza per consentire a TIZIO la chiamata in giudizio di SEMPRONIO nel rispetto dei termini di Legge.

Nel merito ed in via principale: rigettare ogni domanda ex adverso promossa.

Nel merito ed in via subordinata: nella denegata e non creduta ipotesi di accoglimento anche solo parziale delle domande promosse da CAIO, dichiarare il terzo chiamato SEMPRONIO tenuto a manlevare TIZIO ... omissis ...

In via istruttoria: ammettersi la prova per interpello formale e per testimoni sui capitoli di prova da meglio articolarsi nelle successive memorie autorizzate ai sensi dell'art. 183 comma VI c.p.c. Testimoni riservati nei termini di legge.

In ogni caso: con vittoria di spese documentate e compenso all’avvocato patrocinante ai sensi del D.M. n.55/14 e ss. mm., oltre al rimborso delle spese generali nella misura del 15%, oltre a c.p.a. 4%, i.v.a. 22% e successive spese occorrende.

Elenco documenti allegati:
1) Atto di citazione a giudizio;
2) ... omissis ...

Dichiarazione di valore: la presente comparsa di risposta, contenendo una chiamata in causa di terzo, sconta un C.U. pari ad € ... omissis ... sulla base del valore di causa dichiarato nell'atto di citazione.

Milano lì _______________ 2019.
Avv. _______________________

(a cura di avv. Luca Conti)


mercoledì 23 ottobre 2019

IL PROCESSO SOMMARIO DI COGNIZIONE





TRATTAZIONE RAPIDA DELLE CAUSE GRAZIE AL
PROCESSO SOMMARIO DI COGNIZIONE

Il cosiddetto “procedimento sommario di cognizione”, introdotto dalla legge n.69/2009, trova applicazione quando la controversia sottoposta al vaglio del Tribunale (che decide in sola composizione monocratica, mai collegiale) può essere decisa in maniera "sommaria" sulla base delle sole allegazioni (per lo più prove documentali) esibite dalle parti, senza la necessità di un'istruzione probatoria complessa. 
Considerate le note lungaggini legate al processo civile ordinario, il ricorso a questo strumento consente all'avvocato di offrire al proprio assistito un provvedimento decisionale in tempi rapidi.
La competenza a decidere queste cause appartiene esclusivamente al Tribunale in composizione monocratica, escludendosi qualsiasi competenza del collegio o dei Giudici di Pace. 
Il giudizio è introdotto con ricorso, che deve essere modellato sulla falsa riga di un atto di citazione a giudizio per il rito ordinario, fatta eccezione della citazione a giudizio del convenuto.
Poiché trattasi di un giudizio a cognizione sommaria è onere del ricorrente prospettare già nell’atto introduttivo tutta la controversia sia in fatto sia in diritto, formulando tutte le allegazioni ed i mezzi di prova di cui intende chiedere l'ammissione.
Una volta formato il fascicolo d'ufficio (il ricorso si deposita telematicamente unitamente alla procura alle liti ed alle produzioni documentali), è onere del ricorrente notificare alla controparte il ricorso ed il decreto che fissa l'udienza per la comparizione delle parti e per la trattazione del ricorso.
Il giudice investito della causa può sempre fissare l'udienza di trattazione ai sensi dell'art. 183 c.p.c. e per l'effetto convertire il rito da sommario in ordinario, se ritiene che la controversia oggetto del ricorso necessiti di un'istruzione probatoria più approfondita.
Se, invece, il giudice ritiene di poter procedere secondo il rito sommario, sente liberamente le parti ed eventualmente disposti quei provvedimenti istruttori che ritiene necessari ai fini della decisione, pronuncia un provvedimento sotto forma di ordinanza con cui accoglie ovvero rigetta il ricorso.
L'ordinanza è provvisoriamente esecutiva ed è idonea ad acquisire efficacia di giudicato ai sensi dell'art. 2909 c.c.; è appellabile con atto di citazione (mai con ricorso) a giudizio avanti la Corte d'Appello; nel giudizio di secondo grado non sono ammissibili nuovi mezzi di prova, a meno che la Corte li ritenga rilevanti ai fini della decisione finale.
Il termine per promuovere appello avverso l'ordinanza che conclude il rito sommario è di 30 gg. che decorrono dalla notificazione dell'ordinanza, ovvero dalla comunicazione del suo deposito da parte della cancelleria.



TRIBUNALE ORDINARIO DI ... omissis ...
Ricorso ai sensi dell'art.702 bis c.p.c.

Ricorrente: TIZIO, nato a ... omissis ... il ... omissis ... e residente a ... omissis ... C.F. ... omissis ... agli effetti del presente atto rappresentato e difeso dall'avvocato ... omissis ... (C.F. ... omissis ... p.e.c. ... omissis ...) presso il cui Studio Legale a ... omissis ... è elettivamente domiciliato, giusta procura alle liti rilasciata in calce al presente atto su separato documento informatico ai sensi dell'art. 83 comma III c.p.c.

Resistente: SEMPRONIO, nato a ... omissis ... il ... omissis ... e residente a ... omissis ... C.F. ... omissis ... 

Per comunicazioni di Cancelleria e notificazioni: si indica l'indirizzo di posta elettronica certificata ... omissis ...

Ill.mo Tribunale di ... omissis ... 

P R E M E S S O 

1) che TIZIO e SEMPRONIO hanno sottoscritto un contratto di comodato di data … omissis … avente ad oggetto la concessione a SEMPRONIO, per un tempo determinato, dell'utilizzo di una casa per vacanze di proprietà di TIZIO;
2) che le parti hanno pattuito che ogni spesa di manutenzione e di conservazione dell’abitazione, in costanza di comodato, sarebbe stata rimborsata a TIZIO alla scadenza del contratto, previa esibizione dei relativi giustificativi fiscali;
3) che TIZIO, mediante lettera raccomandata A/R di data ... omissis ... ha chiesto a SEMPRONIO il pagamento delle seguenti spese … omissis … ;
4) che, nonostante l'esibizione dei giustificativi fiscali e la richiesta di pagamento a mezzo di lettera raccomandata A/R, ad oggi nulla è stato pagato.

Tutto ciò premesso e considerato, TIZIO come in atti meglio generalizzato, ut supra rappresentato, difeso e domiciliato,

R I C O R R E  

al Tribunale di ... omissis ... in composizione monocratica affinché, letto il ricorso che precede ed esaminati i documenti ad esso allegati, previa fissazione dell'udienza di comparizione delle parti e disposto ogni altro incombente istruttorio ritenuto necessario, di voler accogliere il presente ricorso e per l'effetto, accertata la responsabilità di SEMPRONIO per i danni arrecati all'appartamento di TIZIO in costanza di comodato, condannare SEMPRONIO a pagargli le spese di ripristino pari ad € ... omissis ... ovvero la maggiore o minore somma che dovesse risultare di Giustizia, con interessi legali e rivalutazione monetaria dalla data di costituzione in mora e sino all'effettivo soddisfo.

In via istruttoria: ogni ulteriore istanza istruttoria riservata alla lettura delle difese di SEMPRONIO.

In ogni caso: con vittoria di spese documentate e compenso, oltre al rimborso delle spese forfetarie nella misura del 15% (art.2 D.M. 55/14), c.p.a. 4%, i.v.a. 22% e successive occorrende.

Elenco delle produzioni documentali
1) contratto di comodato;
2) fotografie dei danni all'appartamento;
3) ricevute fiscali / fatture;
4) lettera A/R di richiesta danni.

Con Osservanza. 
Milano, lì _____________ 2019.
Avv. _____________________

(a cura di avv. Luca Conti)





lunedì 21 ottobre 2019

L'AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO





NOMINA, REVOCA ED OBBLIGHI GESTIONALI
DELL'AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO


Il 18 giugno 2013 è entrata in vigore la legge n.220/2012 che ha messo messo mano al Libro III, Titolo VII, Capo II del Codice Civile, riordinando ed innovando tutta la materia condominiale.
In  particolare, la legge n.220/2012 ha innovato la figura dell'amministratore, che oggi si presenta come un professionista specializzato, tenuto ad obblighi ben precisi e complessi.
Alla figura dell’amministratore, alla sua nomina / revoca ed agli adempimenti cui è obbligato è dedicato l’art. 1129 c.c.:
[I]. Quando i condomini sono più di otto, se l'assemblea non vi provvede, la nomina dell'amministratore è fatta dall'autorità giudiziaria su ricorso di uno o più condomini, o dell'amministratore dimissionario.
[II]. Contestualmente all'accettazione della nomina e ad ogni rinnovo dell'incarico, l'amministratore comunica i propri dati anagrafici e professionali, il codice fiscale, o, se si tratta di società, anche la sede legale e la denominazione, il locale ove si trovano i registri di cui ai numeri 6) e 7) dell'articolo 1130, nonché i giorni e le ore in cui ogni interessato, previa richiesta all'amministratore, può prenderne gratuitamente visione e ottenere, previo rimborso della spesa, copia da lui firmata.
[III]. L'assemblea può subordinare la nomina dell'amministratore alla presentazione ai condomini di una polizza individuale di assicurazione per la responsabilità civile per gli atti compiuti nell'esercizio del mandato.
[VI]. L'amministratore è tenuto altresì ad adeguare i massimali della polizza se nel periodo del suo incarico l'assemblea deliberi lavori straordinari. Tale adeguamento non deve essere inferiore all'importo di spesa deliberato e deve essere effettuato contestualmente all'inizio dei lavori. Nel caso in cui l'amministratore sia coperto da una polizza di assicurazione per la responsabilità civile professionale generale per l'intera attività da lui svolta, tale polizza deve essere integrata con una dichiarazione dell'impresa di assicurazione che garantisca le condizioni previste dal periodo precedente per lo specifico condominio.
[V]. Sul luogo di accesso al condominio o di maggior uso comune, accessibile anche ai terzi, è affissa l'indicazione delle generalità, del domicilio e dei recapiti, anche telefonici, dell'amministratore.
[VI]. In mancanza dell'amministratore, sul luogo di accesso al condominio o di maggior uso comune, accessibile anche ai terzi, è affissa l'indicazione delle generalità e dei recapiti, anche telefonici, della persona che svolge funzioni analoghe a quelle dell'amministratore.
[VII]. L'amministratore è obbligato a far transitare le somme ricevute a qualunque titolo dai condomini o da terzi, nonché quelle a qualsiasi titolo erogate per conto del condominio, su uno specifico conto corrente, postale o bancario, intestato al condominio; ciascun condomino, per il tramite dell'amministratore, può chiedere di prendere visione ed estrarre copia, a proprie spese, della rendicontazione periodica.
[VIII]. Alla cessazione dell'incarico l'amministratore è tenuto alla consegna di tutta la documentazione in suo possesso afferente al condominio e ai singoli condomini e ad eseguire le attività urgenti al fine di evitare pregiudizi agli interessi comuni senza diritto ad ulteriori compensi.
[IX]. Salvo che sia stato espressamente dispensato dall'assemblea, l'amministratore è tenuto ad agire per la riscossione forzosa delle somme dovute dagli obbligati entro sei mesi dalla chiusura dell'esercizio nel quale il credito esigibile è compreso, anche ai sensi dell'articolo 63, primo comma, delle disposizioni per l'attuazione del presente codice.
[X]. L'incarico di amministratore ha durata di un anno e si intende tacitamente rinnovato per eguale durata. L'assemblea convocata per la revoca o le dimissioni delibera in ordine alla nomina del nuovo amministratore.
[XI]. La revoca dell'amministratore può essere deliberata in ogni tempo dall'assemblea con la maggioranza prevista per la sua nomina (50%+1 degli intervenuti in assemblea in rappresentanza di almeno 500 millesimi di valore dell'edificio, n.d.r.) oppure con le modalità previste dal regolamento di condominio. Può altresì essere disposta dall'autorità giudiziaria, su ricorso di ciascun condomino, nel caso previsto dal quarto comma dell'articolo 1131, se non rende il conto della gestione, ovvero in caso di gravi irregolarità. Nei casi in cui siano emerse gravi irregolarità fiscali o di non ottemperanza a quanto disposto dal numero 3) del dodicesimo comma del presente articolo, i condomini, anche singolarmente, possono chiedere la convocazione dell'assemblea per far cessare la violazione e revocare il mandato all'amministratore. In caso di mancata revoca da parte dell'assemblea, ciascun condomino può rivolgersi all'autorità giudiziaria; in caso di accoglimento della domanda, il ricorrente, per le spese legali, ha titolo alla rivalsa nei confronti del condominio, che a sua volta può rivalersi nei confronti dell'amministratore revocato.
[XII]. Costituiscono gravi irregolarità, tra le altre: 
1) l'omessa convocazione dell'assemblea per l'approvazione del rendiconto condominiale, il ripetuto rifiuto di convocare l'assemblea per la revoca e per la nomina del nuovo amministratore o negli altri casi previsti dalla legge;
2) la mancata esecuzione di provvedimenti giudiziari e amministrativi, nonché di deliberazioni dell'assemblea;
3) la mancata apertura ed utilizzazione del conto di cui al settimo comma;
4) la gestione secondo modalità che possono generare possibilità di confusione tra il patrimonio del condominio e il patrimonio personale dell'amministratore o di altri condomini;
5) l'aver acconsentito, per un credito insoddisfatto, alla cancellazione delle formalità eseguite nei registri immobiliari a tutela dei diritti del condominio;
6) qualora sia stata promossa azione giudiziaria per la riscossione delle somme dovute al condominio, l'aver omesso di curare diligentemente l'azione e la conseguente esecuzione coattiva;
7) l'inottemperanza agli obblighi di cui all'articolo 1130, numeri 6), 7) e 9);
8) l'omessa, incompleta o inesatta comunicazione dei dati di cui al secondo comma del presente articolo.
 [XIII]. In caso di revoca da parte dell'autorità giudiziaria, l'assemblea non può nominare nuovamente l'amministratore revocato.
[XIV]. L'amministratore, all'atto dell'accettazione della nomina e del suo rinnovo, deve specificare analiticamente, a pena di nullità della nomina stessa, l'importo dovuto a titolo di compenso per l'attività svolta.
[XV]. Per quanto non disciplinato dal presente articolo si applicano le disposizioni di cui alla sezione I del capo IX del titolo III del libro IV.
[XVI]. Il presente articolo si applica anche agli edifici di alloggi di edilizia popolare ed economica, realizzati o recuperati da enti pubblici a totale partecipazione pubblica o con il concorso dello Stato, delle regioni, delle province o dei comuni, nonché a quelli realizzati da enti pubblici non economici o società private senza scopo di lucro con finalità sociali proprie dell'edilizia residenziale pubblica.

Dall’art. 1129 c.c. emerge con chiarezza che l’obbligo di nominare un amministratore scatta quando all'interno dell’edificio i condomini sono più di otto. 
L'ufficio di amministratore dura un anno ed è tacitamente rinnovabile per l’identica durata; tuttavia l'amministratore può essere revocato anche dall'Autorità Giudiziaria su ricorso di uno o più condomini se non tiene il rendiconto della propria gestione, ovvero se vi sono fondati sospetti di gravi irregolarità gestionali o contabili.
Le gravi irregolarità gestionali che giustificano la revoca dell'amministratore sono elencate nel 12° comma dell’art. 1129 c.c. (di cui si dirà in prosieguo), tra cui ricordiamo sommariamente la mancata convocazione dell’assemblea per l’approvazione del bilancio e del preventivo di gestione, la mancata esecuzione di provvedimenti resi dall’Autorità Giudiziaria, l’omessa attivazione della procedura di recupero dei contributi condominiali scaduti.
Qualora alla scadenza del mandato l'assemblea non provveda a nominare un nuovo amministratore, quello precedentemente in carica continua nell'esercizio delle proprie funzioni limitatamente all'ordinaria amministrazione, finché non viene sostituito dal nuovo amministratore; l'assemblea può revocare in qualsiasi momento la fiducia all'amministratore, anche senza che ricorra una giusta causa, se viene meno il rapporto fiduciario.
Per nominare e revocare l’amministratore occorre la maggioranza degli intervenuti in assemblea (50% +1) a propria volta rappresentativi di almeno 500 millesimi.
Ma quali sono i requisiti per essere nominato amministratore di condominio?
L'amministratore deve godere dei diritti civili; non deve avere riportato condanne penali per delitti contro la pubblica amministrazione, contro l'amministrazione della giustizia, la fede pubblica, il patrimonio e/o per ogni altro delitto per cui è prevista la pena della reclusione nel minimo non inferiore a due anni e nel massimo a cinque anni; non deve essere interdetto o inabilitato; deve avere conseguito un diploma di scuola secondaria di secondo grado; deve avere frequentato un corso di formazione iniziale e svolgere attività di formazione periodica in materia di amministrazione condominiale. 
Poiché il rapporto che lega l'amministratore al condominio è essenzialmente fiduciario, il venir meno del rapporto fiduciario può comportare la revoca dello stesso dal suo incarico.
Costituiscono GRAVI IRREGOLARITA' GESTIONALI che possono giustificare la revoca dell'amministratore di condominio ai sensi dell'art. 1129 comma XII c.c.:
a) l'omessa convocazione dell'assemblea per l'approvazione del rendiconto condominiale;
b) la mancata esecuzione delle delibere assembleari, dei provvedimenti giudiziari ed amministrativi;
c) la mancata apertura di un c/c dedicato al condominio;
d) la gestione del condominio secondo modalità che possono generare confusione tra il patrimonio del condominio e quello personale dell'amministratore;
e) l'avere omesso o ritardato di seguire diligentemente le azioni giudiziarie promosse per recuperare somme dovute al condominio;
f) l'avere acconsentito, per un credito insoddisfatto (che riguardi il condominio) alla cancellazione delle formalità eseguite nei registri immobiliari a tutela dei diritti del condominio.

Un’ultima annotazione riguarda la gestione del patrimonio condominiale, che deve essere tenuta in modo da non generare confusione con quello personale dell’amministratore: il condominio, infatti, pur essendo privo di personalità giuridica, è munito di una propria titolarità fiscale ed è obbligo dell'amministratore di aprire un c/c dedicato al condominio del tutto distinto da quello personale dell'amministratore; quanto precede al fine di non creare confusione tra la gestione patrimoniale del condominio e quella dell'amministratore.

(a cura di avv. Luca Conti)