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giovedì 4 luglio 2013

L'ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER I FIGLI MAGGIORENNI






A PROPOSITO DELL'ASSEGNO DI MANTENIMENTO PER I FIGLI MAGGIORENNI: PRESUPPOSTI E LIMITAZIONI PER CHIEDERNE LA REVOCA




Una questione spesso dibattuta nelle aule di giustizia che si occupano di diritto di famiglia concerne il mantenimento dei figli divenuti maggiorenni successivamente alla separazione o divorzio dei genitori: fino a quando è dovuto da parte dei genitori l'obbligo di contribuire alle necessità della prole? 
Tendenzialmente, alcuni genitori sono portati a ritenere (erroneamente) che col compimento della maggiore età i figli perdano il diritto al mantenimento; altri ritengono che sia sufficiente un piccolo impiego, magari part-time, per chiedere la revoca dell'assegno di mantenimento. 
Le cose, tuttavia, stanno diversamente perché i figli di genitori separati o divorziati non perdono automaticamente il diritto al mantenimento col compimento della maggiore età, se non quando hanno raggiunto stabilmente l'autosufficienza economica ovvero quando, avuto riguardo del percorso di studi effettuato, questi rifiutino senza giustificato motivo opportunità d'impiego compatibili col titolo di studio conseguito.  
Di seguito si propone il formulario della memoria difensiva nell'interesse di un figlio divenuto maggiorenne ma non ancora autosufficiente, nei cui confronti il genitore abbia promosso ricorso al tribunale per chiedere la revoca dell'assegno di mantenimento.





TRIBUNALE ORDINARIO DI ... omissis ...

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Memoria difensiva nell'interesse
del figlio maggiorenne

Per il convenuto / resistente: TIZIO, nato a ... omissis ... il ... omissis ... e residente a ... omissis ... C.F. ... omissis ... , rappresentato e difeso dall’Avv. ... omissis ... (C.F. ... omissis ...) presso il cui Studio Legale a ... omissis ... è elettivamente domiciliato giusta procura alle liti rilasciata in calce al presente atto su separato documento informatico,

nella procedimento sub RG ... omissis ... V.G.

promosso dal ricorrente: CAIO, nato a ... omissis ... il ... omissis ... e residente a ... omissis ... C.F. ... omissis ... rappresentato e difeso dall’Avv. ... omissis ... ivi elettivamente domiciliato.

Udienza del: ... omissis ...

Giudice Relatore: ... omissis ...

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Comunicazioni di Cancelleria e notificazioni: si chiede di ricevere ogni comunicazione inerente il procedimento al numero di fax (+39) ... omissis ... ovvero all’indirizzo di posta elettronica certificata ... omissis ...

P R E M E S S E

1) Con ricorso ai sensi dell’art.9 della Legge n.898/1970 e ss. mm. CAIO (padre) domandava al Tribunale di ... omissis ... di pronunciare la modifica delle condizioni di mantenimento relative ai figlio maggiorenne TIZIO nei cui confronti chiedeva l’accertamento della raggiunta autosufficienza economica e per l’effetto la cessazione dell’obbligo di corrispondere l'assegno di mantenimento e di contribuire alle spese straordinarie, domandando altresì la condanna del figlio maggiorenne alla restituzione di quanto pagato in eccedenza rispetto al dovuto fino all’accoglimento del ricorso.

2) Il ricorrente deduce che il figlio, dopo avere raggiunto la maggiore età, avrebbe raggiunto anche l’autosufficienza economica e quindi non avrebbe più diritto all'assegno di mantenimento.

3) Tutto ciò premesso e considerato, si costituisce nel presente giudizio il figlio TIZIO a mezzo dello scrivente procuratore, contestando integralmente tutto quanto ex adverso dedotto ed eccepito, e domandando la reiezione del ricorso introduttivo, perché infondato in fatto ed in diritto, oltre che per tutte le seguenti

M O T I V A Z I O N I

Insussistenza delle condizioni per domandare la revoca dell’assegno di mantenimento: in diritto.

Il ricorso promosso dal padre nei confronti del figlio troverebbe giustificazione col “raggiungimento dell’autosufficienza economica” da parte del figlio divenuto maggiorenne.
Il ricorrente, tuttavia, nulla prova quanto al raggiungimento  in modo stabile dell'autosufficienza economica.
Per costante orientamento giurisprudenza della S.C., nel giudizio promosso dal genitore che domanda la revoca dell’assegno di mantenimento nei confronti del figlio maggiorenne, è posto ad esclusivo carico del primo l’onere di provare che il figlio maggiorenne ha raggiunto l’autosufficienza economica (ex multis Cass. civ., Sez. I, dd. 15/02/2012, n. 2171; Cass. civ., Sez. I, dd. 08/02/2012, n.1773; Cass. civ., Sez. I, dd.26/09/2011,  n.19589).

In particolare precisa Corte di Cassazione con la Sentenza dd. 11/01/2007 n. 407: in caso di divorzio e di condanna, da parte del giudice di primo grado, di uno dei coniugi alla corresponsione di un assegno periodico in favore dell'altro a titolo di concorso nelle spese di mantenimento del figlio maggiorenne non economicamente autosufficiente e convivente, il coniuge già condannato al pagamento di tale assegno al fine di ottenere la declaratoria di cessazione del proprio obbligo è onerato della prova della raggiunta autosufficienza economica del figlio, attraverso la dimostrazione specifica dei profili, retributivi e di durata, caratterizzanti il rapporto di lavoro eventualmente concluso da costui.

Nel caso di specie, al contrario di quanto riferito nel ricorso introduttivo, il figlio oggi maggiorenne non ha ancora raggiunto l’invocata autosufficienza economica, che costituisce la condicio dine qua non per l’accoglimento della domanda avversaria.

A dimostrazione di quanto precede si esibiscono i C.U.D. ... omissis ... (ovvero) la certificazione dell'attuale stato di disoccupazione, che ne attestano la non acquisita indipendenza economica, né tanto meno la possibilità di accedere al sussidio di disoccupazione. 

Pertanto, il ricorso del padre contrasta con gli artt. 147 e 148 c.c.: infatti, in tema di separazione o divorzio, l'obbligo di versare il contributo di mantenimento per i figli maggiorenni al coniuge presso il quale essi vivono cessa solo ove il genitore obbligato provi che essi abbiano raggiunto l'indipendenza economica, percependo un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali condizioni di mercato, ovvero che essi si sottraggano volontariamente allo svolgimento di attività lavorativa adeguata. 

Afferma la Corte di Cassazione: la cessazione dell'obbligo di contribuzione a favore dei figli maggiorenni cessa allorquando il genitore obbligato provi la raggiunta indipendenza economica del figlio il quale mediante un'attività lavorativa stabile e continuativa, con un reddito corrispondente alla professionalità acquisita nel corso degli anni di studio, è in grado di provvedere direttamente alle proprie esigenze (Cass. civ. Sez. I dd. 22/03/2012, n. 4555).

Quanto all’ulteriore domanda di condanna del convenuto “a restituire gli assegni versati e non dovuti dal ... omissis ... fino all’accoglimento della domanda”, la domanda oltre che infondata per le motivazioni che precedono, risulta inammissibile in questa sede, trattandosi questo di un giudizio di volontaria giurisdizione, e non di natura contenziosa.

*****

Tutto ciò premesso e considerato, il resistente TIZIO come in epigrafe meglio generalizzato, rappresentato, difeso e domiciliato ut supra, rassegna le seguenti

C O N C L U S I O N I

di cui chiede l'accoglimento.

Piaccia all’Ill.mo Tribunale Ordinario di ... omissis ... contrariis rejectis così giudicare.

Nel merito: respingersi ogni domanda ex adverso promossa, perché infondata in fatto ed in diritto, oltre che per tutte le motivazioni esposte in narrativa.

In via istruttoria: ogni istanza istruttoria riservata all’esito dell’udienza di trattazione del ricorso.

In ogni caso: con vittoria di spese documentate ed onorari per compenso all’avvocato patrocinante ai sensi del D.M. n.55/2014, oltre al rimborso delle spese forfetarie nella misura del 15%, c.p.a. 4%, i.v.a. 22% e successive spese occorrende.

Documenti allegati:
1) Ricorso introduttivo  ex art. 9 Legge n.898/1970 dd. 10/05/2013;
2) ... omissis ...

Con riserva di ulteriormente dedurre, produrre ed eccepire tenuto conto del contegno processuale di controparte.

Con Osservanza.
Milano (MI), lì _____________ 2015.
Avv. _________________________ .


Segue in calce all'atto la procura alle liti ai sensi dell'art. 83 comma III c.p.c.

(a cura di Avv. Luca Conti, avvocato civilista del Foro di Trento)                      

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